venerdì 24 giugno 2016

«ò», «ài», «à», «ànno»

:) Sapevate che «ho», «hai», «ha», «hanno» possono anche scriversi «ò», «ài», «à», «ànno»?

Ancor oggi, difatti, «La settimana enigmistica» adopra tali forme ne' suoi enimmi, all'occorrenza.

E io stesso frequentemente le adopro, in ispecie ond'evitare cacografie quali «ch'ho» e «ch'hanno»: meglio «ch'ò» e «ch'ànno»... per quanto l'acca dovrebbe, di norma, cadere, innanzi a vocali diverse da «e» ed «i»; ma il fonoocchio del lettore medio, temo, leggerebbe «c'ò» come «ci ho», ecc.

E poi, di bel conforto m'è qualch'esempio quale, in Petrarca, «se non se alquanti ch'ànno in odio il sole», o, in Marco Polo, «E ancora questi ch'ànno queste tavole».

;) Avete qualcosina da obiettare? bene: prima leggete Il meraviglioso discorso del panstilista puro*, poi ne parliamo, magari. Non vorrei sprecaste fiato a ridir cose ch'altri m'abbiano già spappardellate ad abundantiam.

* Se tanto non bastasse, e si desiderasse saperne un po' di più sulla concezione palascianiana della lingua, vedasi anche il resoconto della lezione De vulcani eloquentia.

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