domenica 21 agosto 2011

Sonetti d'occasione e occasioni mancate

Laboratorio dell'ESTEC, Noordwjik.
Foto da http://irfu.cea.fr.
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Da ormai un bel poco d'anni – precisamente dal 2003 – ogni 9 di giugno dedico un sonetto genetliaco (se non tre: vedi 2010) a Sante, amico scienziato conosciuto a Natale del 2001 e tra l'altro puntuale confortatore d'ogni dubbio epistemologico che soglia serpeggiare sulla soglia dell'Accademia Palasciania. Sempre rarissime le occasioni d'incontrarsi, almeno qui nella regione natia; difatti egli è, oltreché cosmologo, cosmopolita. Mentr'io resto – è notorio – inchiodato in perpetuo al borgo avito, egli prima in Sudafrica, quindi in Ispagna e in Inghilterra visse, e vive ora in Olanda; dove è in forza presso l'ESTEC, principale centro di ricerca per le attività spaziali dell'ESA (la maggiore rivale della NASA).

Quest'anno, mia mancanza, il suo sonetto di buon compleanno non l'ho scritto. Ma ne ho scritto, cervello a sfidar l'afa, or ora (21 agosto 2011) uno di non-compleanno, in vista d'un banchetto con lui et alii da tenersi quest'oggi a mezza strada fra Salerno e Capua; e che però, per problemi tecnici, infine non s'è potuto tenere. Fatale latitanza d'assistenti! Patiamur; si vedrà di vedersi tra quattro o cinque giri della luna. Intanto fresco fresco ecco il sonetto.


SONETTO
PER IL NON-COMPLEANNO
DI SANTE
Il tempo scorre, a men che sia nel giusto
Julian Barbour; e l’uomo si dispera
della mattina che diviene sera,
del non piú rinverdir dell’usto arbusto…

Piú dell’ingiusto tempo è l’uomo ingiusto
tuttavia, se il suo tempo usa in maniera
che la vita anziché piena e leggera
rende a sé, in chiusa, un sacco vuoto e onusto.

Cosí l’accidia sperperar, l’ammetto,
piú e piú le öre e i giorni e i giri vari
dei pianeti mi fa; ma se un sonetto

genetliaco stavolta non avesti,
credi, il mio affetto a quello non è pari
d’un anno fa, ma crebbe a sette sesti.

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