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lunedì 29 giugno 2020

«La ginestra» a Villa delle Ginestre, 29 giugno 2014

Oggi è il 222° genetliaco di Giacomo Leopardi. Per l'occasione, ecco finalmente pubblicato in YouTube il video della mia lettura de «La ginestra», tenuta sei anni fa a Villa delle Ginestre in occasione del 216° genetliaco:

sabato 30 maggio 2020

Quarantacinque anagrammi scelti 2016-2020


«Ah no, basta, molla, córicati lí, dormi!» → «Ma ho il ritmo circadiano sballato!»

Al nome bello fra reale e onirico → Eleonora Carmelina Bellofiore

Antifascisti → Sí, fantastici!

Be’, una sola magra consolazione: → non s’alza lo smog e c’è aria buona.

«Carolina Pragliola? ah, ma è una santa», ci dice → di lei Marco Palasciano; «ha angelica natura».

C’è tanta ipocrisia → e poca cristianità.

Corrono di fretta → con forte ritardo.

Dice di amarmi → Amici di merda

Diva: «Piango, piango, piango... Morire, morire...» → Oggi poi ero proprio in vena di anagrammi!

E l’Europa manda a morire i suoi figli nel truce inferno della → prima guerra mondiale, folle atroce illusione, fine di un’era.

«Ella mollerà me, e allora m’ammalerò e morrò», mormorò. E la morale era... → l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore!

Il coronavirus in giro in Italia → Giorni allucinatòri, visionari

Io a Artemisia Gentileschi: → «E che artisti geniali siamo!»

La letteratura edificante → Alta arte ultradeficiente

La lussuria mosse te → al turismo sessuale.

Lamentoso? → no, sto male!

L’analfabeta funzionale, si → sa, innalza le bufale a fonti.

La sindaca è stronza → Cassate l’ordinanza

La trentunesima edizione dei giochi olimpici → O sport, che innalzi gli uomini a mitici dèi e dee!

«La vita non è meravigliosa?» → Ma in realtà voleva i sogni.

Lei, Marco Palasciano, è un genio ed anche un santo, → che Capua annuente osanna esigendo il miracolo.

Lei: «Minchia, è difficile! Che voto al referendum? Sí? No? No? Sí?...» → Lui: «Lo devo dire? Francamente me ne infischio». E lí fischiò.

L’imperatore Napoleone Bonaparte → parte per Elba, poi torna e lo menano.

Lí tra voi, gente inumana, → trovai un’anima gentile.

Logica + ingegno = coglionaggine

Ma chi sono i complottisti? → Oh, matti. Molti con psicosi.

Mi reco dallo psicoanalista → Lo stile di Marco Palasciano

No arcobaleni → Là bianco/nero

Novità + merda = vita moderna

Nuovi prestiti per le piccole imprese → Preso il pesce in culo, empi pervertiti?

Odio meditare, scrivere, parlare; = spreco la vita a ridere e dormire.

«Ohi, zio! di dove viene la modernità?» → «Vedi, ha inizio nel tardo medioevo...»

O poeti con lunghi poemi in rima, → ah, non rompetemi piú i coglioni!

Ora le unioni civili sono legge. To’, degli omofobi delirano... → L’amore vince gioioso. Idioti bollono d’ira giú nelle fogne.

Portàtela nella stalla: tra bue e asino → allestirete la sala parto. Buon Natale!

Rai + Mediaset = dieta misera

Rompiscatole → molto precisa

Società spietata → Steatosi epatica

Stupido, cretino e altri somari → Mi sarei stupito del contrario

T’amo nel nome di Callíope, Urania, Tersícore, Melpòmene, Talía, → Èrato, Euterpe, Clio e Polimnia lí con l’alata madre Mnemòsine.

Ti amai presto di amore fraterno, → ma ora ti so per traditore infame.

Un’opera d’arte sincera → ci sprona e dura eterna.

Va creduto in mascherina e distanziamento → Misure anti-Covid: chi ne andrà senza è matto

Vi cela un elenco di saperi → Enciclopedia universale

sabato 18 aprile 2020

L'unico risvolto positivo della quarantena


Grande novità! son tornato, dopo venticinque anni, a fare cinema. Si tratta d'una webserie: Come non impazzire in casa. Qui la presentazione nel blog dell'Accademia Palasciania. Finora ho realizzato tre episodi, sui dodici previsti. In foto: Dante e Virgilio nell'episodio II, Cosa fare nel caso incontriate animali selvatici.

giovedì 19 marzo 2020

Marzo pazzo

Capua, 19 marzo 2020

Com’è possibile, nonostante la pena che provo per tutti i vecchini a rischio di sparire e i bambini privati d’aria e sole, et alia trístia, che non mi venga da piangere per l’Italia del 2020 bensí per l’Austria del 1938 oppressa dai nazisti e per il fiore che rappresenta l’Austria, l’edelweiss, a sentire per radio la colonna sonora (https://www.youtube.com/watch?v=LUBKrxvQYhA) di The Sound of Music? Sarà che sempre di umanità si tratta. E la musica rende piú fluido il meccanismo empatico. Probabilmente, se gli speaker della tv cantassero, piangerei, sublimando. Invece i telegiornali, cosí come essi sono, è meglio se non li guardo piú. Serve cercare di tenersi allegri. O qua va fuor di sesto il sistema immunitario.

Per casa – come già da tre anni a questa parte, da che abito da solo, quassú all’ultimo piano di questa turris idealmente ebúrnea da cui vedi sia Ischia sia il Tifata – cammino meditando, monologando, dialogando con chi non c’è, cantando con l’improvvisare arie d’opera o recitativi su un qualsiasi discorso che m’esca naturale («Che ci mangiam stasera? vediamo in frigorifero...»), improvviso concerti al pianoforte per la gioia o la noia di chi sente da fuori, compongo poesie e anagrammi, scrivo il diario arretrato, mi do a progetti vari pieni di speranza, guardo ogni tanto un film di fantascienza (non bastasse quello che sto vivendo), poi c’è Facebook, YouTube, l’odore altrui su una maglietta ecc.

Ma oggi comincio a stare un poco male.

Non esco di casa dal 9 marzo. Soprattutto, non abbraccio un amico né un’amica dal 26 febbraio; e tutta la mia vita poggia da sempre sull’affettività!, non vedendo altro da venerare: aborro il denaro, il potere, la fama; solo amore, puro amore, amore assoluto che fa vedere le persone come divinità – che hanno scordato d’esserlo – e fa meravigliare che camminino sulla terra, dai passanti sconosciuti agli amici e amiche in cima all’Amicarium, e non scordiamo i cani randagi e i passeri e gli insetti.

Mi meraviglio anche di come l’impossibilità di abbracciare chicchessia fino a chissà quando, forse giugno, non mi abbia ancora fatto impazzire del tutto. Eppure soffro di carenze affettive e di ansie da abbandono praticamente dalla nascita, da che mia madre ebbe la setticemia e dovettero tenermi separato da lei proprio nei primi giorni di vita. Per questo tendo a stare sempre azzeccato ’ncuollo ai piú amati amici, tra abbracci fusionali, baci sulla fronte, alle mani, carezze a capelli e peli, dinanzi a tutti e lungo intere agàpi, e i festival-laboratori dell’Accademia Palasciania promuovono l’abbraccioterapia e quant’altro sia d’alimento all’umana armonia. Sempre per quell’arcaica ferita sono ipersensibile, semiparanoico, una piccola promessa mancata mi getta nel dolore quasi fosse il piú atroce tradimento, non ci sono mezze misure: o mi sento in paradiso o mi sento all’inferno.

Per grazia della sorte, questo cuore friabilissimo è protetto e sorretto dall’impalcatura d’un possente intelletto adamantino, modestamente, e insomma la mia filosofia m’aiuta, come altri sarà aiutato dalla sua religione o altra epistème. E cosí, pur costretti, io e i miei affetti piú cari, alla separazione fisica, dispersi fra case lontanissime, ci vedo sempre uniti – ab æterno e ad æternum, anzi fuori del tempo –, in quanto anime, a modo d’un reticolo di stelle, nella profonda Verità Splendente, su di un piano ontologico superiore (sia pur non per valore; lunga storia) a quello di quel ludico sogno, o gioco onirico, che è il mondo materiale.

Tuttavia, poiché intanto è in questo mondo che ho da giocare la mia attuale partita, ovvero vita, tocca considerare l’avere un’età a rischio, quasi cinquantadue anni, e l’aver già avuta – meno di quattro anni fa – una broncopolmonite, per cui ho davvero paura di finire «in un fondo di letto allo spedale», le mie cellule in lotta con i microscopici Robot della Morte partiti dalla Cina, sradicato di colpo – per tornarvi poi chissà quando o non tornarvi piú – dalla mia casa tanto bella e disordinata, i miei strumenti, i diecimila libri, i ricordi dei miei cari morti, l’eco cristallizzata del loro amore, la cui luce invisibile concilia tutte le notti il mio piccolo sonno dentro il grande sonno.

Perciò ieri, saputo che i Robot della Morte sono oramai arrivati a soli cento metri da qui, in Viale Ferrovia, se ho ben inteso in quel villino liberty dove oltre un secolo fa si trovò a pernottare – o cosí dicono – Jules Verne in persona, ho deciso di non uscire piú fino a fine pandemía. Neanche per andare al supermercato. Oggi ho chiesta l’elemosina d’un limone e d’un quartario di riso alla maestrina mia vicina e coetanea, domani un vicino giovane e forte (che da bambino andava da lei a ripetizioni) mi farà la spesa.

Intanto un articolo letto oggi mi ha gettato di peso nell’anticamera della depressione. Quando sarà finita l’emergenza, attestava, il mondo sarà comunque mutato irreversibilmente. Non ricordo neanche piú cosa ho letto tant’era scorante. Inoltre ho visto – e rivisto – il video del carissimo Dario che narra della sua vita sospesa (https://www.facebook.com/jdario92/videos/10219932530858121) e ho provato tanta pena per lui, a vederlo cosí teso e a letizia dimidiata, lui il cui abbraccio trasmette una cosí bella luce spirituale, tanto che a Capodanno 2019, fatti i provini a tutti, ebbi a scegliere lui – pur se appena presentatomi – come sostituto di mia madre per l’abbraccio di mezzanotte.

Ora, è straziante ed è splendido constatare come tanti conservino, nonostante quest’ora cosí buia, o semibuia (dopotutto non è il 1938), la loro luce, sempre, che traspare, come nel video di Dario, dietro i volti stanchi, stressati, a tratti disperati, disperazione o disperazioncella che non ci impedisce di cercare comunque d’allestire qualche momento allegro, lontani eppur vicini piú che mai, chi con l’alzare cori dai balconi (ma senza che si esageri o diventa un supplizio per i reclusi di fronte), chi con un videoselfie in cui schitarra, chi con gli arcobaleni dei bambini, chi con un meme o con un video buffo: la moglie col marito travestito da dàlmata al guinzaglio, le imitazioni del governatore, tutto quel che si può.

C’è chi non può giocare, chi vede passare sotto i suoi balconi una carovana di bare o aleggiare su sé, se non Morte, Miseria. Ma chi ha la buona sorte di vivere come unico disagio il dover restare a casa nonostante i suoi anèliti, porti pazienza, io porterò pazienza, ma se non ce la fa cerchi un aiuto, i numeri ci sono, forse anch’io chiamerò. Forse non gli psicologi, forse solo un amico.

Ecco, anche scrivere questo post mi ha un poco confortato. Umana cosa. E chissà che qualcuno non abbia poi trovato del conforto nel leggerlo, perfino.

martedì 10 marzo 2020

Capua, 9 marzo 2020

Secondo gli istogrammi, intorno alle 15.00 troverò meno gente al supermercato, e a quell’ora dunque esco; non uscivo da una settimana; nel frattempo, tutto in città è mutato; atmosfera da film di fantascienza; mi muovo come in un videogame stilizzato anni ’80, calcolando il percorso tra le persone in modo da mantenere in ogni istante la distanza massima tra me ed esse, tipo Ipazia che traccia l’ellisse; al supermercato, dove mascherinato e guantato è ogni cassiere, la guardia non ti fa entrare se un altro cliente non esce; pur io sono in mascherina (da cantiere, ahimè poco idonea) e guanti di nitrile, altre persone si limitano alla sciarpa rialzata fin sul naso; io, avendo pur gli occhiali da sole, ché c’è un sole radioso, e il cappello di lana, sembro una tartaruga ninja o l’uomo invisibile; spalmo d’Amuchina il manico del carrello; per digitare sul touch screen della bilancia, non bastassero i guanti, interpongo uno strato in più di plastica; e mi vien d’aiutare come al solito, in ispecie alle casse, qui invitando un signore con meno spesa a passarmi innanzi, lì offrendo a una signora a braccia cariche un carrellino, ché omise di pigliarne; più tardi ho da ire in farmacia; si fa la fila fuori, a due metri di distanza l’un dall’altro; grande civiltà; una signora e un signore che lieti si riconoscono dialogano da lontanissimo, reprimendo l’espressione dell’affetto ma non l’affetto in sé; una signora alle mie spalle tossisce, elegantemente mi elongo lateralmente d’altri due metri, cartonianimatesco; dentro, la farmacista sta a naso scoperto, mascherina solo sulla bocca, ond’io: «Dunque i virus non entrano dal naso?»; «Sì, ma non ce la fo più, non respiro»; con piacere noto, infine, che a guardar le altre persone non le vedo come appestati, ma come bellissime creature a me fraterne, più che mai preziose, degne d’ogni sostegno e amore; di ciò mi beo, quasi rapito in estasi; o aurea felicità, poesia eternale, mia Verità Splendente, in che anfratti del vivere ti celi!

sabato 7 dicembre 2019

Nasce a Capua il Gruppo Volontari “Ferdinando Palasciano”

Sabato 14 dicembre 2019, alle ore 16.30, a Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici 6) si terrà la presentazione del Gruppo Volontari “Ferdinando Palasciano” della Pro Loco, con fra l'altro un mio intervento, in cui tratterò di alcuni episodi minori della vita di Ferdinando Palasciano. Altri interventi: Luigi Di Cecio, presidente della Pro Loco, e la dottoressa Lucia Giacobone. A seguire: fiaccolata in onore del Dottore, fino alla sua casa natale, sita in via San Michele a Corte.

giovedì 5 dicembre 2019

Nel CCIV anniversario della nascita di Ferdinando Palasciano (1929-1995)

5 dicembre 2019. Oggi mio padre Ferdinando, se non fosse partito improvvisamente per l'iperuranio a sessantacinque anni, ne compirebbe novanta.

Fra tutti i Palasciano dell'epoca era ritenuto il più probo, gentile, puro d'animo e chiaro d'intelletto, come pure è annotato nel diario di mia madre in un passo dove si accenna all'opinione diffusa fra i concittadini. E ben rammento di quando a esempio, nel 1981, stracciò il testamento d'una zia che gli lasciava tutti i propri averi; preferì che venissero spartiti fra l'intero parentado.

Quanto all'eredità che lui ha lasciato a me, basti pensare che se sono ingegnoso è per tutti gli ingegnosi hobby di mio padre tra cui l'elettrotecnica, se sono artista è per l'amore di mia madre per musica e poesia, se sono di sentimenti nobili – ma lascio al mondo il giudicare questo – è perché ambedue lo erano; posso bearmi insomma d'una cospicua eredità spirituale.

Fra ciò che il babbo ha lasciato di materiale, invece, ho ancora qui diverse copie del suo unico libro pubblicato in vita, un manuale di tiro a segno, stampato nel 1988. Coloro che ne desiderino una per ricordo potranno da me riceverla in omaggio, qualche giorno che mi faranno visita. Ciò vale a simboleggiare che le belle persone continuano anche dopo la propria morte a donare qualcosa di sé al mondo.

domenica 1 settembre 2019

Buon settembre, o anime gentili

Lèggere il post udendo questo brano: https://www.youtube.com/watch?v=fDHL4DEWeQo.


Nel 1961, sette anni prima di diventare madre, mia madre si laureò in Lingua e letteratura inglese all'Università Orientale di Napoli. Di lì a breve ebbe la nomina per l'insegnamento in due scuole parificate di Vico Equense, dove si recava in treno da Portici, in cui abitava con la famiglia della sorella. Fu in quel settembre stesso, probabilmente, che acquistò un 45 giri appena uscito, Dimmelo in settembre.

(Molto amava le canzoni e il cantare, fin dalla fanciullezza in Sicilia: scriverà nelle sue memorie «mi dilettavo [...] a cantare ad alta voce tutte le canzoni allora in voga e soprattutto quelle d’amore, che solevo trascrivere quando le ascoltavo per radio, anche durante le mie ore di studio».)

Fu pure di settembre, nel 1964, che prese servizio a Capua, presso la scuola media “Pier delle Vigne”. E conobbe il segretario della scuola. E profetica si rivelò la canzonetta di tre anni prima, come intenderete ascoltandola, sapendo che quel segretario – tre altri anni più tardi – sarebbe diventato suo marito e, un altro anno più tardi, nel 1968, mio padre.

Ormai è trascorso più di mezzo secolo, e siamo tutti morti tranne me, ma il disco è ancora qui. Il giradischi è guasto, ma YouTube rimedia.
«Questo è il mese che ci porterà fortuna,
questo è il mese della felicità.
Né dicembre, né gennaio, né febbraio, no no no:
in settembre dimmi “Sempre t’amerò”».

Sì, lo so cosa state pensando: «Ma è la sigla di Capitan Harlock! hanno copiato!». Eh, sì, mi sa che un poco hanno copiato, sia pure forse involontariamente. Addirittura i due brani sono nella stessa tonalità: https://www.youtube.com/watch?v=Yxo3soclk_A.