Festival-laboratori palascianiani di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia: 1. Il laboratorio musicale di Marco Palasciano, 2. La grande ruota delle umane cose, 3. De natura mundi, 4. Euristicon, 5. Arca Arcanorum, 6. Urna Maris barocca, 7. Encyclopædia Cœlestis, 8. Le 77 meraviglie dell'Ottocento palascianiano, 9. Maieuticon, 10. Oniricon, 11. Dal Paleolitico a Palasciania, 12. Ortelius Room, 13. La selva infinita. Per l'elenco esteso cliccar qui:

domenica 1 settembre 2019

Buon settembre, o anime gentili

Lèggere il post udendo questo brano: https://www.youtube.com/watch?v=fDHL4DEWeQo.


Nel 1961, sette anni prima di diventare madre, mia madre si laureò in Lingua e letteratura inglese all'Università Orientale di Napoli. Di lì a breve ebbe la nomina per l'insegnamento in due scuole parificate di Vico Equense, dove si recava in treno da Portici, in cui abitava con la famiglia della sorella. Fu in quel settembre stesso, probabilmente, che acquistò un 45 giri appena uscito, Dimmelo in settembre.

(Molto amava le canzoni e il cantare, fin dalla fanciullezza in Sicilia: scriverà nelle sue memorie «mi dilettavo [...] a cantare ad alta voce tutte le canzoni allora in voga e soprattutto quelle d’amore, che solevo trascrivere quando le ascoltavo per radio, anche durante le mie ore di studio».)

Fu pure di settembre, nel 1964, che prese servizio a Capua, presso la scuola media “Pier delle Vigne”. E conobbe il segretario della scuola. E profetica si rivelò la canzonetta di tre anni prima, come intenderete ascoltandola, sapendo che quel segretario – tre altri anni più tardi – sarebbe diventato suo marito e, un altro anno più tardi, nel 1968, mio padre.

Ormai è trascorso più di mezzo secolo, e siamo tutti morti tranne me, ma il disco è ancora qui. Il giradischi è guasto, ma YouTube rimedia.
«Questo è il mese che ci porterà fortuna,
questo è il mese della felicità.
Né dicembre, né gennaio, né febbraio, no no no:
in settembre dimmi “Sempre t’amerò”».


Sì, lo so cosa state pensando: «Ma è la sigla di Capitan Harlock! hanno copiato!». Eh, sì, mi sa che un poco hanno copiato, sia pure forse involontariamente. Addirittura i due brani sono nella stessa tonalità: https://www.youtube.com/watch?v=Yxo3soclk_A.

giovedì 4 luglio 2019

27 anagrammi scelti degli ultimi tre anni


Al nome bello fra reale e onirico → Eleonora Carmelina Bellofiore

Antifascisti → Sì, fantastici!

«Carolina Pragliola? ah, ma è una santa», ci dice → di lei Marco Palasciano; «ha angelica natura».

Diva: «Piango, piango, piango... Morire, morire...» → Oggi poi ero proprio in vena di anagrammi!

E l’Europa manda a morire i suoi figli nel truce inferno della → prima guerra mondiale, folle atroce illusione, fine di un’era.

«Ella mollerà me, e allora m’ammalerò e morrò», mormorò. E la morale era... → l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore!

L’analfabeta funzionale, si → sa, innalza le bufale a fonti.

La sindaca è stronza → Cassate l’ordinanza

La trentunesima edizione dei giochi olimpici → O sport, che innalzi gli uomini a mitici dèi e dee!

«La vita non è meravigliosa?» → Ma in realtà voleva i sogni.

Lei, Marco Palasciano, è un genio ed anche un santo, → che Capua annuente osanna esigendo il miracolo.

Lei: «Minchia, è difficile! Che voto al referendum? Sì? No? No? Sì?...» → Lui: «Lo devo dire? Francamente me ne infischio». E lì fischiò.

L’imperatore Napoleone Bonaparte → parte per Elba, poi torna e lo menano.

Lì tra voi, gente inumana, → trovai un’anima gentile.

Mi reco dallo psicoanalista → Lo stile di Marco Palasciano

Novità + merda = vita moderna

«Ohi, zio! di dove viene la modernità?» → «Vedi, ha inizio nel tardo medioevo...»

O poeti con lunghi poemi in rima, → ah, non rompetemi più i coglioni!

Ora le unioni civili sono legge. To’, degli omofobi delirano... → L’amore vince gioioso. Idioti bollono d’ira giù nelle fogne.

Portàtela nella stalla: tra bue e asino → allestirete la sala parto. Buon Natale!

Rai + Mediaset = dieta misera

Rompiscatole → molto precisa

Società spietata → Steatosi epatica

Stupido, cretino e altri somari → Mi sarei stupito del contrario

T’amo nel nome di Callìope, Urania, Tersìcore, Melpòmene, Talìa, → Èrato, Euterpe, Clio e Polimnia lì con l’alata madre Mnemòsine.

Ti amai presto di amore fraterno, → ma ora ti so per traditore infame.

Un’opera darte sincera → ci sprona e dura eterna.

giovedì 16 maggio 2019

Nel decimo anniversario della prima lezione di filosofia palascianiana

15 maggio 2019.

Esattamente dieci anni fa, presso l'Aula Magna della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli “Federico II”, si teneva la prima lezione di filosofia palascianiana.

Non nel senso ch'io fossi un professore che teneva un corso. Ero in veste di autore di Prove tecniche di romanzo storico, invitato dal prof. Francesco de Cristofaro a trattare dei princìpi epistemici, estetici ecc. alla base di quell'operina, preludio alla mia opera mondo in fieri.

Titolo della lezione: Palasciano scrittore. Dalla dialettica tra immaginazione e conoscenza alla letteratura come progetto enciclopedico.

Di lì a poco si sarebbe tenuto in Capua il primo festival-laboratorio di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia dell'Accademia Palasciania. Da allora le mie lezioni sarebbero state per lo più lezioni-spettacolo, preparare ciascuna delle quali richiede giorni e giorni, faticoso più o meno come scrivere ogni volta un dramma teatrale.

Dal 2009 a oggi ne ho tenute centocinquanta. Ahimè! Ma anche: evoé!

lunedì 3 dicembre 2018

Dubbio morale su un millepiedi mutilato

Ci sto ancora pensando, e probabilmente tornerò ogni tanto a pensarci per il resto della vita. Giovedì scorso ho trovato presso il cancelletto d'ingresso un povero millepiedi che qualcuno doveva aver semischiacciato con la suola passando distrattamente. Circa un terzo del suo corpo era inerte, attaccato al resto solo per un filamento di carne; il resto era vivo e zampicolante.

Non avrei mai potuto lasciarlo lì senza soccorso, per la legge morale che è pure in voi se avete mente sana. L'ho raccolto e ho pensato a cosa potessi fare per essergli utile. Ucciderlo così che, terminate le sue sofferenze, si reincarnasse al più presto e vivesse da zero una vita nuova? O limitarmi a operarlo, tagliando via la parte ormai morta, sperando ch'esso potesse vivere anche senza?

Infine, da buon erede del più coscienzioso chirurgo dell'Ottocento, l'ho operato e liberato in un'aiuola, non parendomi giusto decidere al posto suo se dovesse vivere o morire. Cosa ne sarà, quanto ancora vivrà, ignoro. Ma almeno, se gli era destinato nonostante tutto ancora qualche momento felice, lo avrà, e io non sarò stato colui che lo ha privato di questo. O dite che ho sbagliato?


Aggiornamento. Risposta d'un amico prof di scienze: «Essendo un animale segmentato, ossia con una intera serie di organi in ogni segmento, ci sono non poche possibilità che sia sopravvissuto. Sempre se intanto non se lo è mangiato qualche animale più grosso».

mercoledì 7 novembre 2018

«Agnus Day» di Marco Palasciano e altri 19 corti di allievi della Libera Università del Cinema

Set di Tizio e Caia. Palestrina, 14 maggio 1993.
Nella foto in basso, seduto, è il direttore della
Libera Università del Cinema, Leonviola.
Che sorpresa! ho trovato in YouTube, là caricato il 19 agosto 2018 da gentile mano ignota, il cortometraggio con cui nel 1994 mi diplomai in regia e sceneggiatura cinematografica e televisiva alla Libera Università del Cinema: Agnus Day.

Mi sono quindi messo a scavare e – anche se non c'erano gli altri due miei corti scolastici, Lazarus e Blues – ne ho trovati diciannove diretti da dodici miei compagni di studio di allora, o allievi di poco successivi che pure conobbi in quegli anni.

In ordine di punteggio nell'Amicarium 1993-2018: Irma (1441), Sergio (1199), Tamer (1054), Pétur (993), Alonso (603), Fulvio (524), Erika (476), Francesca (428), Irene (402), Arzu (102), Luciana (86), Jessica (50). Chi dall'Italia, chi dalla Turchia, chi dall'Egitto, chi dall'Islanda, chi dal Messico, chi dalla Colombia, chi dal Brasile. Ed ecco qui di séguito linkati i nostri corti; cliccare sopra i titoli e gustare.

Marco Palasciano

Irma Isela Gómez Zapata

Sergio Russo

Tamer El Boustany

Pétur S. Jónsson

Alonso Bayona
Mezza mela

Fulvio Sturniolo

Erika Pascucci
Com’era dolce

Francesca Dantone

Irene Franchi

Arzu Volkan

Luciana Migliaccio

Jessica Giaconi

giovedì 1 novembre 2018

Ho una notizia buona e una cattiva

La buona è che i quattro gatti che c'erano ieri a Circo Universo, la quarta puntata di Ortelius Room (come sempre a ingresso gratuito), hanno assistito – entusiasti – alla mia performance attoriale più bella degli ultimi nove anni (cioè da quando l'Accademia Palasciania ha iniziato ad allestire questo genere di lezioni-spettacolo): mai fu più esilarante di così, mai fu più commovente di così, mai fu più affratellante di così.

La cattiva è che voialtri ve lo siete perso.

venerdì 11 maggio 2018

Anche questo era un post di Facebook, ma da tempo trascuro di specificarlo

Quest'oggi a mezzogiorno, andando in retromarcia, distrattamente ho distrutto uno specchietto laterale della mia povera vecchia auto contro lo spigolo d'un furgone scoperto.

Che tristezza!

Ma uno slavo barbuto e fraterno, dei tre che – proprio allora ultimate le loro mansioni mattutine lì in cortile, non so quali – erano in via di smontare dal lavoro e montare sul furgone, sua sponte ha rimontato, raccoltolo da terra, l'elemento riflettente; il resto era tutto spaccato, mutilato, deformato (spiegavo intanto, mogio e rassegnato, che ero sovrappensiero – da cui la distrazione-distruzione – per certe visite mediche da fare); quanto al furgone, come un robot da combattimento che si scontri con una farfalla di balsa, non s'era fatto niente; né quelle anime gentili ci hanno badato più di tanto.

Si sono invece curate, eorum sponte, anche di far da guida al resto della mia manovra, pur se non v'era bisogno, fin segnalandomi le auto transitanti fuori il cortile che lasciavo.

Più tardi, di ritorno dalla farmacia, in cortile ho incontrato dei cari vicini (da sempre premurosi sia con me sia, quando c'era ancora, mia madre) che mi hanno offerto del nastro adesivo, per tener meglio insieme il povero specchietto; e mi hanno regalato tutto il rotolo, tanto – hanno detto – l'avevano comprato per sbaglio.

Infine, sono stato contento dell'incidente, perché così ho potuto ricevere le gentilezze degli slavi e dei vicini (analogamente, quando i carabinieri mi fermano per controlli di routine mi sento confortato, perché è pur sempre un contatto umano); e lo specchietto è ancora, incredibilmente, funzionante.

Restano solo due dubbi: (1) gli slavi erano polacchi o albanesi? avrei voluto saperlo per scriverlo nel mio diario; e: (2) sopravviverò a questi giorni, a questi mesi...?

Come che sia, nell'andare alla visita medica di oggi – intorno alle 17.00 – dopo aver parcheggiato ho passeggiato, per raggiungere lo studio dello specialista di turno; e, pensando all'eventualità di dover morire o semimorire, m'è parsa più che mai miranda ed epifanica la città mia natia, a percorrerne i vicoli e le piazze, tra le arcate e i giardini, i bassorilievi antichi incastonati nei palazzi medievali, sui tetti delle chiese più alte gli arbusti selvaggi – e fioriti, di strafottenti fiori purpurei –; qui il busto del più grande musicista capuano dell'Ottocento, lì la statua del re spagnolo più malaticcio e strampalato del barocco; e su tutto una luce aurea, aionica...

Insomma, che bellissima giornata, per quanto la mia vita sia mezza disperata.

martedì 8 maggio 2018

La lezione più difficile della mia vita

Non sono mai stato tanto stressato in vita mia quanto nelle ultime settimane. E credevo che il peggio fosse stato la preparazione della decima puntata, ma non avevo ancora toccato il fondo. Dopo undici giorni chiuso in casa a lavorare anche 16 ore al giorno e con fretta disperata, finendo tutto all'ultimo minuto, domenica scorsa ho aperto l'undicesima puntata di Dal Paleolitico a Palasciania, davanti a undici scelti uditori, senza sapere se sarei riuscito a chiuderla.

A un certo punto della lezione ho avuto un'ampia fotopsia verdastra, persistente un numero inquietante di secondi, sulla rètina di non so quale dei due occhi; o forse è stato un fenomeno vasopressorio del microcircolo cerebrale; e non so come non mi sono lasciato prendere dal panico e ho continuato la lezione come niente fosse.

Poi, a un cert'altro punto, sentendomi sul punto di collassare fisicamente, mi sono dovuto sedere, mi hanno porto dell'acqua e quasi si è dovuta sospendere la lezione. Ma mi sono sforzato, continuando a declamarla da seduto finché non mi sono sentito, una decina di minuti dopo, abbastanza in forze per tornare al leggio.

La lezione, di inusuale lunghezza, è durata circa tre ore, senza contare i due intervalli; e mi ha prosciugato di ogni energia fisica e psichica, anche perché fra i suoi vari argomenti ve ne erano di personali e dolorosi che non avevo mai rivelato a nessuno o quasi, e che ho deciso di tirar fuori solo in occasione di questa sorta di rito, di inventario rituale, che è l'attuale laboratorio di storia e microstoria, dove tutto va detto – in essenza – di ciò che è stato al mondo.

La lezione. Palascianèum, Capua, 6 maggio 2018. Foto di Annalisa Papale.

Il giorno dopo ho dovuto passarlo a riposare, e ogni tanto mi sentivo come se il cuore stesse per cedere. A stento ho resistito alla tentazione di telefonare a qualcuno per chiedere aiuto. Oggi sto leggermente meglio, ma se vi accorgeste che per due giorni di séguito non scrivo niente in Facebook può anche darsi che sia morto.

Spero di sopravvivere almeno fino alla puntata conclusiva di Dal Paleolitico a Palasciania e, sei giorni dopo, la festa per il mio cinquantesimo compleanno e per la consegna dei diplomi. Ci arriverò? o quelle sette-otto anime gentili resteranno diplomandi indiplomati, dopo tanto? sarebbe un peccato; anche per loro dev'essere stato faticoso. Ma anche, oso sperare, meraviglioso.

mercoledì 2 maggio 2018

Ancorarsi alla misteriosa fraternità del desiderio

C'è una stupenda poesia di Bigongiari (in Col dito in terra, 1986) dal lunghissimo titolo, titolo che include la frase «l'homme s'ancre à la mystérieuse fraternité du desir». Non trovo citata la poesia in nessuna pagina del web, stranamente; trovo però parafrasata la suddetta frase a un certo punto d'un romanzo di Armand Gatti (La Parole errante, 1999): «Mots qui se sont ancrés dans la mystérieuse fraternité du désir». O Gatti aveva letto Bigiongiari, o ambedue avevano letto un terzo, di cui però non trovo traccia alcuna. Qualcuno, cari fratelli di desiderio, sa dirmi qualcosa di questo mistero? Non so dove ancorarmi.