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lunedì 9 luglio 2012

Nel 20° anniversario del «Compendio di storia universale»

Vincent van Gogh, Contadina all'arcolaio, 1885.
Oggi – lunedì 9 luglio 2012 – è il ventesimo  anniversario (ohimè, ero adolescente!) della stesura dell'incipit d'un romanzo breve di cruciale importanza nella mia produzione, tuttora inedito ma già citato in nota nelle coeve Prove tecniche di romanzo storico (pag. 13): Un compendio di storia universale, testo segnante l'esordio del ludostoricismo palascianesco.

Potete ascoltare, cliccando qui, la registrazione della XIII puntata dello show radiofonico Siamo tutti poeti laureati in cui (dal tempo 10'30" al tempo 47'45", per un totale di 37 minuti e un quarto) io in persona tratto del Compendio e ne do parziale lettura.

Tre anni fa due excerpta furono pubblicati, voltati di prosa in poesia per semplice aggiunta degli a capo (operazione – si badi – lecita soltanto in caso d'alta densità semantica), in Ventidue frammenti dal canzoniere in progress. Li riporto qui ambedue, ma ri-voltati in prosa:

Da III. I cantieri di Babele

    Dal comico al cosmico il passo è breve.
    ― Vecchia, chi sei?
    Senza cessare di girar la ruota, ella rispose con un fosco enigma:
    ― Aracne all’alba, e intesso il labirinto; allora l’ignoto ti tenta e ti spaventa. Arianna a mezzogiorno, e con un filo t’indico il cammino; allora entri e speri. Atropo al tramonto, e taglio quel filo prima che tu possa raggiungere l’uscita; allora ti disperi. Penelope a mezzanotte, e dissolvo il labirinto, lasciandoti libero; allora ti perdi.
    E maternamente|matematicamente sorrise.
    Al condottiero si sfasavano gli emisferi. Non era in grado di concepire altri fili che quelli che legavano lui, nonché similmente i suoi omerici compagni d’avventura, alle relative croci da marionetta che ben salde tutte teneva nella longa manus il loro bassoimperatore. Oppure la lenza con cui avevano strappato alle acque dello Stige lo sgocciolante cucciolo di leviatano che ora bolliva d’ira in una boccia ciclopica, infastidito dal perenne vocío delle moltitudini, al centro del grande tempio della Borsa. O ancóra il cordino da yo-yo che, secondo antiche storie, unisce ogni galassia alla mano del Demonio.

Moritz von Schwind, Come gli animali seppelliscono il cacciatore, 1850 ca.
A questa stampa si ispirò Gustav Mahler per il III mov. della Sinfonia n. 1.


Da V. Helios, Helios, lema sabactani?

    Là un anziano venatore si aggirava, solo con la sua doppietta e la sacca delle lepri morte, pendenti, allungate dal peso della morte. Scrutava per vederne di altre, avanzando fra le frasche stando attento a non fare troppo rumore. Cosí come in gioventú era stato attento a non fare troppo amore.
    Aveva avuto una lunga e fortunata carriera. Era stato anche giudice e aveva sepolto molti innocenti, colpevoli di non avere abbastanza diritti. Nei momenti liberi censurava la vita.
    Le foglie morte appena rilasciate dal piede che le calpestava si scambiavano commenti eccitati: l’uomo stava procedendo nella direzione esatta. Presto, in una radura dove da ogni albero filtravano ventilazioni d’aria gelida, avrebbe incontrato gli Orchi.
    Intanto gli animaletti del bosco, pur se a distanza di sicurezza, lo seguivano, indomiti. Parecchi di loro appartenevano a specie straordinarie, quasi estinte. Un leprotto dagli occhi rossi di rabbia e di pianto già pregustava l’onore – in quanto orfano di guerra – di aprire il corteo funebre del vecchio assassino, che avrebbero trasportato sul guscio quattro tartarughe. Il leprotto avrebbe portato alta la bandiera di Dio, né bianca né colorata né nera: trasparente.

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