lunedì 3 dicembre 2018

Dubbio morale su un millepiedi mutilato

Ci sto ancora pensando, e probabilmente tornerò ogni tanto a pensarci per il resto della vita. Giovedì scorso ho trovato presso il cancelletto d'ingresso un povero millepiedi che qualcuno doveva aver semischiacciato con la suola passando distrattamente. Circa un terzo del suo corpo era inerte, attaccato al resto solo per un filamento di carne; il resto era vivo e zampicolante.

Non avrei mai potuto lasciarlo lì senza soccorso, per la legge morale che è pure in voi se avete mente sana. L'ho raccolto e ho pensato a cosa potessi fare per essergli utile. Ucciderlo così che, terminate le sue sofferenze, si reincarnasse al più presto e vivesse da zero una vita nuova? O limitarmi a operarlo, tagliando via la parte ormai morta, sperando ch'esso potesse vivere anche senza?

Infine, da buon erede del più coscienzioso chirurgo dell'Ottocento, l'ho operato e liberato in un'aiuola, non parendomi giusto decidere al posto suo se dovesse vivere o morire. Cosa ne sarà, quanto ancora vivrà, ignoro. Ma almeno, se gli era destinato nonostante tutto ancora qualche momento felice, lo avrà, e io non sarò stato colui che lo ha privato di questo. O dite che ho sbagliato?


Aggiornamento. Risposta d'un amico prof di scienze: «Essendo un animale segmentato, ossia con una intera serie di organi in ogni segmento, ci sono non poche possibilità che sia sopravvissuto. Sempre se intanto non se lo è mangiato qualche animale più grosso».

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