Festival-laboratori palascianiani di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia: 1. Il laboratorio musicale di Marco Palasciano, 2. La grande ruota delle umane cose, 3. De natura mundi, 4. Euristicon, 5. Arca Arcanorum, 6. Urna Maris barocca, 7. Encyclopædia Cœlestis, 8. Le 77 meraviglie dell'Ottocento palascianiano, 9. Maieuticon, 10. Oniricon, 11. Dal Paleolitico a Palasciania, 12. Ortelius Room. Per maggiori dettagli cliccar qui:

mercoledì 7 novembre 2018

«Agnus Day» di Marco Palasciano e altri 19 corti di allievi della Libera Università del Cinema

Set di Tizio e Caia. Palestrina, 14 maggio 1993.
Nella foto in basso, seduto, è il direttore della
Libera Università del Cinema, Leonviola.
Che sorpresa! ho trovato in YouTube, là caricato il 19 agosto 2018 da gentile mano ignota, il cortometraggio con cui nel 1994 mi diplomai in regia e sceneggiatura cinematografica e televisiva alla Libera Università del Cinema: Agnus Day.

Mi sono quindi messo a scavare e – anche se non c'erano gli altri due miei corti scolastici, Lazarus e Blues – ne ho trovati diciannove diretti da dodici miei compagni di studio di allora, o allievi di poco successivi che pure conobbi in quegli anni.

In ordine di punteggio nell'Amicarium 1993-2018: Irma (1441), Sergio (1199), Tamer (1054), Pétur (993), Alonso (603), Fulvio (524), Erika (476), Francesca (428), Irene (402), Arzu (102), Luciana (86), Jessica (50). Chi dall'Italia, chi dalla Turchia, chi dall'Egitto, chi dall'Islanda, chi dal Messico, chi dalla Colombia, chi dal Brasile. Ed ecco qui di séguito linkati i nostri corti; cliccare sopra i titoli e gustare.

Marco Palasciano

Irma Isela Gómez Zapata

Sergio Russo

Tamer El Boustany

Pétur S. Jónsson

Alonso Bayona
Mezza mela

Fulvio Sturniolo

Erika Pascucci
Com’era dolce

Francesca Dantone

Irene Franchi

Arzu Volkan

Luciana Migliaccio

Jessica Giaconi

giovedì 1 novembre 2018

Ho una notizia buona e una cattiva

La buona è che i quattro gatti che c'erano ieri a Circo Universo, la quarta puntata di Ortelius Room (come sempre a ingresso gratuito), hanno assistito – entusiasti – alla mia performance attoriale più bella degli ultimi nove anni (cioè da quando l'Accademia Palasciania ha iniziato ad allestire questo genere di lezioni-spettacolo): mai fu più esilarante di così, mai fu più commovente di così, mai fu più affratellante di così.

La cattiva è che voialtri ve lo siete perso.

lunedì 15 ottobre 2018

22 anagrammi scelti degli ultimi due anni e mezzo


Al nome bello fra reale e onirico → Eleonora Carmelina Bellofiore

Antifascisti → Sì, fantastici!

«Carolina Pragliola? ah, ma è una santa», ci dice → di lei Marco Palasciano; «ha angelica natura».

Diva: «Piango, piango, piango... Morire, morire...» → Oggi poi ero proprio in vena di anagrammi!

E l’Europa manda a morire i suoi figli nel truce inferno della → prima guerra mondiale, folle atroce illusione, fine di un’era.

«Ella mollerà me, e allora m’ammalerò e morrò», mormorò. E la morale era... → l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore, l’amore!

L’analfabeta funzionale, si → sa, innalza le bufale a fonti.

La sindaca è stronza → Cassate l’ordinanza

«La vita non è meravigliosa?» → Ma in realtà voleva i sogni.

Lei, Marco Palasciano, è un genio ed anche un santo, → che Capua annuente osanna esigendo il miracolo.

Lei: «Minchia, è difficile! Che voto al referendum? Sì? No? No? Sì?...» → Lui: «Lo devo dire? Francamente me ne infischio». E lì fischiò.

L’imperatore Napoleone Bonaparte → parte per Elba, poi torna e lo menano.

Lì tra voi, gente inumana, → trovai un’anima gentile.

Molto precisa → Rompiscatole

Novità + merda = vita moderna

«Ohi, zio! di dove viene la modernità?» → «Vedi, ha inizio nel tardo medioevo...»

O poeti con lunghi poemi in rima, → ah, non rompetemi più i coglioni!

Ora le unioni civili sono legge. To’, degli omofobi delirano... → L’amore vince gioioso. Idioti bollono d’ira giù nelle fogne.

Portàtela nella stalla: tra bue e asino → allestirete la sala parto. Buon Natale!

Rai + Mediaset = dieta misera

T’amo nel nome di Callìope, Urania, Tersìcore, Melpòmene, Talìa, → Èrato, Euterpe, Clio e Polimnia lì con l’alata madre Mnemòsine.

Un’opera d'arte sincera → ci sprona e dura eterna.

venerdì 11 maggio 2018

Anche questo era un post di Facebook, ma da tempo trascuro di specificarlo

Quest'oggi a mezzogiorno, andando in retromarcia, distrattamente ho distrutto uno specchietto laterale della mia povera vecchia auto contro lo spigolo d'un furgone scoperto.

Che tristezza!

Ma uno slavo barbuto e fraterno, dei tre che – proprio allora ultimate le loro mansioni mattutine lì in cortile, non so quali – erano in via di smontare dal lavoro e montare sul furgone, sua sponte ha rimontato, raccoltolo da terra, l'elemento riflettente; il resto era tutto spaccato, mutilato, deformato (spiegavo intanto, mogio e rassegnato, che ero sovrappensiero – da cui la distrazione-distruzione – per certe visite mediche da fare); quanto al furgone, come un robot da combattimento che si scontri con una farfalla di balsa, non s'era fatto niente; né quelle anime gentili ci hanno badato più di tanto.

Si sono invece curate, eorum sponte, anche di far da guida al resto della mia manovra, pur se non v'era bisogno, fin segnalandomi le auto transitanti fuori il cortile che lasciavo.

Più tardi, di ritorno dalla farmacia, in cortile ho incontrato dei cari vicini (da sempre premurosi sia con me sia, quando c'era ancora, mia madre) che mi hanno offerto del nastro adesivo, per tener meglio insieme il povero specchietto; e mi hanno regalato tutto il rotolo, tanto – hanno detto – l'avevano comprato per sbaglio.

Infine, sono stato contento dell'incidente, perché così ho potuto ricevere le gentilezze degli slavi e dei vicini (analogamente, quando i carabinieri mi fermano per controlli di routine mi sento confortato, perché è pur sempre un contatto umano); e lo specchietto è ancora, incredibilmente, funzionante.

Restano solo due dubbi: (1) gli slavi erano polacchi o albanesi? avrei voluto saperlo per scriverlo nel mio diario; e: (2) sopravviverò a questi giorni, a questi mesi...?

Come che sia, nell'andare alla visita medica di oggi – intorno alle 17.00 – dopo aver parcheggiato ho passeggiato, per raggiungere lo studio dello specialista di turno; e, pensando all'eventualità di dover morire o semimorire, m'è parsa più che mai miranda ed epifanica la città mia natia, a percorrerne i vicoli e le piazze, tra le arcate e i giardini, i bassorilievi antichi incastonati nei palazzi medievali, sui tetti delle chiese più alte gli arbusti selvaggi – e fioriti, di strafottenti fiori purpurei –; qui il busto del più grande musicista capuano dell'Ottocento, lì la statua del re spagnolo più malaticcio e strampalato del barocco; e su tutto una luce aurea, aionica...

Insomma, che bellissima giornata, per quanto la mia vita sia mezza disperata.

martedì 8 maggio 2018

La lezione più difficile della mia vita

Non sono mai stato tanto stressato in vita mia quanto nelle ultime settimane. E credevo che il peggio fosse stato la preparazione della decima puntata, ma non avevo ancora toccato il fondo. Dopo undici giorni chiuso in casa a lavorare anche 16 ore al giorno e con fretta disperata, finendo tutto all'ultimo minuto, domenica scorsa ho aperto l'undicesima puntata di Dal Paleolitico a Palasciania, davanti a undici scelti uditori, senza sapere se sarei riuscito a chiuderla.

A un certo punto della lezione ho avuto un'ampia fotopsia verdastra, persistente un numero inquietante di secondi, sulla rètina di non so quale dei due occhi; o forse è stato un fenomeno vasopressorio del microcircolo cerebrale; e non so come non mi sono lasciato prendere dal panico e ho continuato la lezione come niente fosse.

Poi, a un cert'altro punto, sentendomi sul punto di collassare fisicamente, mi sono dovuto sedere, mi hanno porto dell'acqua e quasi si è dovuta sospendere la lezione. Ma mi sono sforzato, continuando a declamarla da seduto finché non mi sono sentito, una decina di minuti dopo, abbastanza in forze per tornare al leggio.

La lezione, di inusuale lunghezza, è durata circa tre ore, senza contare i due intervalli; e mi ha prosciugato di ogni energia fisica e psichica, anche perché fra i suoi vari argomenti ve ne erano di personali e dolorosi che non avevo mai rivelato a nessuno o quasi, e che ho deciso di tirar fuori solo in occasione di questa sorta di rito, di inventario rituale, che è l'attuale laboratorio di storia e microstoria, dove tutto va detto – in essenza – di ciò che è stato al mondo.

La lezione. Palascianèum, Capua, 6 maggio 2018. Foto di Annalisa Papale.

Il giorno dopo ho dovuto passarlo a riposare, e ogni tanto mi sentivo come se il cuore stesse per cedere. A stento ho resistito alla tentazione di telefonare a qualcuno per chiedere aiuto. Oggi sto leggermente meglio, ma se vi accorgeste che per due giorni di séguito non scrivo niente in Facebook può anche darsi che sia morto.

Spero di sopravvivere almeno fino alla puntata conclusiva di Dal Paleolitico a Palasciania e, sei giorni dopo, la festa per il mio cinquantesimo compleanno e per la consegna dei diplomi. Ci arriverò? o quelle sette-otto anime gentili resteranno diplomandi indiplomati, dopo tanto? sarebbe un peccato; anche per loro dev'essere stato faticoso. Ma anche, oso sperare, meraviglioso.

mercoledì 2 maggio 2018

Ancorarsi alla misteriosa fraternità del desiderio

C'è una stupenda poesia di Bigongiari (in Col dito in terra, 1986) dal lunghissimo titolo, titolo che include la frase «l'homme s'ancre à la mystérieuse fraternité du desir». Non trovo citata la poesia in nessuna pagina del web, stranamente; trovo però parafrasata la suddetta frase a un certo punto d'un romanzo di Armand Gatti (La Parole errante, 1999): «Mots qui se sont ancrés dans la mystérieuse fraternité du désir». O Gatti aveva letto Bigiongiari, o ambedue avevano letto un terzo, di cui però non trovo traccia alcuna. Qualcuno, cari fratelli di desiderio, sa dirmi qualcosa di questo mistero? Non so dove ancorarmi.

lunedì 9 aprile 2018

Wanda Marasco a Capua

Ecco qua: domenica prossima (15 aprile 2018) non perdetevi il terzo incontro letterario in terra liburina con la nostra cara Wanda, se già vi siete persi il primo incontro a Santa Maria Capua Vetere (1° giugno 2017), curato dall'Accademia Palasciania, e il secondo a Teano (13 gennaio 2018), pur con me a presentarla; e poiché non c'è due senza tre, mi è stato chiesto di tripresentarla, ma essendo io esausto per gli sforzi accademici di questi giorni mi affiancherà in ciò Marilena Lucente; e se vi va preparate qualche domanda pure voi, sia su La compagnia delle anime finte sia sul romanzo in fieri dedicato a Ferdinando Palasciano e sua moglie Olga.