domenica 13 luglio 2014

N’at’un’ filastrocca di prima mattina, stavolta dell’altre un po’ meno cretina (12-13 luglio 2014)

Per comprendere appieno questa poesiola occorre aver presente la differenza tra anima e mente, quale spiegata durante i vari laboratori e corsi di filosofia palascianiana.



Io mi appello a quei pochi
la cui mente ha in sé luce
tal che un campo produce
di iridescenti fuochi.

Tra l’una e l’altra è un mare
atro di gente ’e mmerda
che è meglio che si perda
se io e id non sa accordare,

se le sue meglio cose
sono i cazzi e le fregne,
se idee non ha mai degne
di eternarsi radiose.

Porci ebbri, volpi scaltre,
lupi ad agnus tra i denti:
non mi rivolgo a menti
siffatte, ma a ben altre.

Voi che per cristallina
nóesis noscete il Fondo
della realtà, cui il mondo
hýleo è crosta velina.

Tradurre Ciò in parole
esatte non potete.
Nessuno può. Ma avete
questo raggio di sole:

siete inconscio-coscienti
che ha ciccia il solo pneuma,
l’atomo è un puro neuma
e tuttu u munnu è nenti

a petto dell’eterno
Pensiero che lo crea.
Non un dio, né una dea,
ma il nostro Sé più interno.

Piú grandi dentro siamo,
come un TARDIS, infatti.
A mo’ di tesseratti
l’hic e il nunc trascendiamo.

Se usate pensar ciò,
be’, la vostra episteme
non è delle piú sceme;
per sempre vi amerò.

Offro a voi la mia vita,
a quegli altri scorregge.
Rabbia piú amor mi regge,
pil voltaica infinita.

Ma ogni Anima, ad astrarla
dal gioco materiale,
si svela a ogni altra uguale.
Di chi mal pensa e parla,

finché sarò vivente
potrò dir peste e corna;
ma appena si ritorna
senza corpo né mente,

non ha piú senso alcuno
trattare di sé in termini
di angeli contro vèrmini,
l’Essere essendo uno.

Là, in noi ripristinata
l’onni- potenza e scienza
di cui si stava senza
durante la giocata,

tutto sarà iperchiaro
tanto a chi è or gente ’e niente
quanto a chi ci ha una mente
che splende come un faro.

No, questo non vuol dire
ca mò v’avite ’a accidere:
nun me facite ridere,
bestie gnurante nire!

martedì 8 luglio 2014

La mia ultima lezione-spettacolo del quinquennio; poi andrò in anno sabbatico


Mercoledì 9 luglio 2014
nel meraviglioso giardino di Villa Irene
(Pontelatone (CE), strada principale,
davanti al grande parcheggio gratuito; vedi foto)

l'Accademia Palasciania presenta il gran finale di
e di tutto il quinquennio di lezioni-spettacolo 2009-2014
con festa di chiusura del XVI anno accademico

Ingresso libero

Veduta satellitare di Pontelatone con evidenziata Villa Irene.

Programma

Per tutti:
● ore 18.45 accoglienza a Villa Irene (Pontelatone)
● ore 19.00 lezione-spettacolo n. 15, parte I
● ore 19.40 intervallo
● ore 19.50 lezione-spettacolo n. 15, parte II
● ore 20.30 consegna dei diplomi
● ore 20.40 giochi teatrali
● ore 21.30 cena (con buffet in stile «everybody brings something»: gradito un contributo a piacere in cibo o bevande)
● ... e la festa continua!

Per i diplomandi che necessitano della lezione di recupero:
● ore 17.55 adunata presso il Palascianeum (Capua)
● ore 18.00 partenza in auto
● ore 18.25 accoglienza a Villa Irene (Pontelatone)
● ore 18.30 lezione di recupero
● ore 18.45 intervallo
● dalle ore 19.00 in poi: vedi sopra

Nota bene: la lezione-spettacolo n. 15 è assolutamente godibile anche se vi siete perse le altre quattordici (senza contare le settanta dal 2009 al 2013).

giovedì 26 giugno 2014

Palasciano recita «La ginestra» a Villa delle Ginestre

:) Alle ore 19.00 di domenica 29 giugno 2014, io, Marco Palasciano, reciterò La ginestra di Giacomo Leopardi a Villa delle Ginestre (Torre del Greco), dove l'alto poeta la scrisse. Se siete leopardisti e/o palascianisti, non potete mancare; vi aspettiamo! E non ci sarò solo io, altri terranno altri interventi e recite... (Vedi qui.)

mercoledì 25 giugno 2014

Per gli amici di facebook nemici della vita

Status di facebook del 25 giugno 2014, ore 13.40  

Un classico senza tempo.
Quanta mi suscitano tristezza, e riso insieme, le menti epistemicamente regressive che vanno testimoniando orgogliosamente la loro ostilità radicale – senza un motivo degno del mio rispetto – a nozze e/o adozioni omosessuali, aborto, eutanasia e quant'altro di apparentemente empio venga in capo a quegli apparentemente pii di immergere in effigie nel calderone del proprio ametrope odio per la vita (sì, chi odia l'eutanasia odia la vita). Un odio figlio di semplice immaturità filosofica, e/o il cielo sa di quali complicati intrichi della selva della psiche.

In ogni caso io non smetterò mai di avversare costoro, sia pur serenamente, dall'alto della mia anima immacolata, repleta di mirifiche virtù, splendenti perlomeno per contrasto.

Un illuminante esempio
di «libertà di parola»
secondo alcune persone.
Per esempio mi stanno molto sul Kafka le cosiddette Sentinelle in piedi, le cui idee sono quelle che meno stanno in piedi. Di fatto è una bestemmia, come anche un bimbo intendere dovrebbe, il loro invocare il diritto di parola per pretendere di potere dire parole disumane. Meno male che spesso stanno zitti. E quanta ingenua ipocrisia nel loro dirsi contro la violenza, quanta oscenità nel loro definire la legge Scalfarotto e simili un tentativo «di distruggere l’uomo e la civiltà».

La vergogna dei posteri è già su essi, senza scampo, e su tutti gli omofobi, e i biofobi in generale. Se anche voi appartenete a un tale taxon, e siete tuttavia tanto onesti da ammetterlo, voi – miei amici di facebook – disamicatevi. Senza esitare oltre. O pentitevi.

Sono anche disposto, se volete, a fornirvi assistenza spirituale.

martedì 24 giugno 2014

Prologo e filastrocca squallidissima frutto dell’insonnia (24 giugno 2014)

Il prologo (in endecasillabi sciolti) doveva servire a chiarire la filastrocca (in quartine di senari), e invece ha seminato nuova oscurità: mi son scappati troppi paroloni, alcuni addirittura hapax inventati per l’occasione. Non mi resterebbe che aggiungere, a propròlogo, un glossario; ma l'accidia mi vieta ciò. Arrangiatevi.


Prologo

Destato all’alba da fattori ignoti
m’è occorso defecare dalla penna,
cosí tentando – invan – di riaddormirmi,
i seguenti dementi ottantaquattro
senari ben strofati in quartine ABBA
a formare tattà una «filastrocca
cretina» – al pari d’altre già – «di prima
mattina». È il disticomitiaco dialogo
(dove restutto vale resta tutto,
fessa vale vagina e ’un vale non)
fra un viandante e, toscofona pur essa,
una signora assisa in soglia a un vascio
dal qual provengono incessanti gemiti.
Si scopre, a mano a mano:

                                               – ch’Eteoclessa
(tale il nome della virago, inteso
dal viandante per inferenza: Etèocle,
al pari della pia sorella Antígone,
era figlio d’Edipo e di Giocasta…)
esercita il mestier del meretricio
per pagarsi le cure odontoiatriche;

– che il fratello superdotato, Antígono,
non è da meno d’essa in tali pratiche;

– che le lor zie son tre retrosibille,
specializzate in onomatopérete,
e la stessa Eteoclessa è proctoglotta;

– che la figliola sua, tuttora senza
nome nonché letteralmente infante
(vedi ínfans che significa in latino),
è irrumata dall’avolo Giocasto;

– e che il viandante ha il tergo sodomitico,
unica innocentezza in tal teatro
d’atro squallor che fugge lucentezza.


Filastrocca

«Cos’è quel rumore
continuo che s’ode?»
«Mia figlia che gode
facendo l’amore».

«Signora, sua figlia?
e lei ’un dice niente?»
«Lo fa co’ un parente:
restutto in famiglia».

«Parente? che cosa
sentire mi tocca!»
«Sí, il nonno. La bocca
l’ha sempre bavosa…»

«E lei si compiace,
signora, di ciò?»
«A di’ il vero no,
ma il cuore ho ormai in pace».

«Ma com’è possibil
che in pace lei l’abbia?»
«Dovrei provar rabbia?
dar ringhi, dar síbil?»

«Ringhiar, sibilare,
sí, e dare di matto».
«E invece mi gratto,
to’, il pelo vulvare».

«Si copra, la prego!
si copra, la imploro!»
«È sempre un lavoro,
è sempre un impiego…»

«Che cosa? dar mostra
dei suoi genitali?»
«Sa, ho carie dentali
per tutta la chiostra…»

«Lei quindi il dentista
lo paga esibendo…?»
«Sí. E inoltre ne vendo
non solo la vista».

«Posso anche toccarla
con questa mia mano?»
«Ma certo, e anche l’ano.
Ah, ho il culo che parla».

«Che strano spettàculo!
e fa profezie?»
«No, son le mie zie
che fanno l’oràculo».

«E cosa dicendo
van tali zie, e come?»
«A ogn’uom dànno un nome,
con peto tremendo».

«(Chissà che fetore!)
Dan nome a chi nasce?»
«Le vecchie bagasce?
sí, ed anche a chi muore».

«Che senso ha si cambi,
ahimè, il nome ai morti?»
«Dicevo gli aborti.
Non siam cosí strambi».

«E come s’appella
sua figlia, signora?»
«Un nome ’un l’ha ancora.
Né parla: sol fella».

«Ahimè, poverina!
e lei la dà in pasto…?»
«A nonno Giocasto,
sí, sera e mattina».

«Giocasto? lei dunque
si chiama Eteoclessa?…»
«Piacere. La fessa
la vuole, comunque?»

«No, grazie. Mi va
soltanto l’uccello».
«Allor mio fratello
Antígono avrà».

«E quanto si prende
per darmelo dietro?»
«Un cinto, ed un metro
di stoffa da tende».

«Per farci che cosa?
mi sfugge il motivo».
«Un preservativo:
la nerchia ha mostruosa».

«Ahimè, abbrividisco!
Fa nulla. Vo via».
«Ma no, caro, stia…
Bah, è andato. ’Un capisco».

giovedì 12 giugno 2014

lunedì 9 giugno 2014

XIV sonetto di compleanno per Sante

Ontéa infinito il tutto, il cronotopo*
più l'eterno, un nell'altro incastonato
(se «altro» può dirsi) come fiore in prato
od oasi nel deserto; e il prima e il dopo

solo in quest'oasi-fiore han senso e scopo,
nel resto non ha luogo né il passato
né il futuro né il luogo... e tu, adorato
Sante, in tal nave, come me, sei un topo,

sì, quanto a corpo e mente transeunti*;
pur, da ciò astratto, sei l'eterno stesso,
son, siamo, i verbi più non son sicuri...

Ma, messi un po' da parte tali assunti,
per il tuo compleanno umano adesso
concedimi di farti tanti auguri.


Nota

Il verbo «onteare», hapax* da me creato per l'occasione di questo sonetto d'occasione, vale «essere» ma con un senso di azione, continuità e aseità*

Somigliando a «roteare», gli è analogo per ariosità ed energeticità; ma si accenta diversamente, per attrazione dei verbi napoletani dall'infinito presente in «-ià» che alla terza persona singolare del presente indicativo desengono in «-éia», desinenza che io nell'italianizzarli soglio volgere in «-éa». 

D'alt(r)o canto, l'anomala accentazione del nuovo verbo serve anche ad assonare «ontéa» a «crea»: e in effetti «onteare» ha incluso in sé, scordavo d'elencarlo sopra, anche un senso di (auto)poìesis*.


Elenco di tutti i Sonetti di compleanno per Sante
I. «Tutte le stelle danzan sul tuo capo» (2003)
II. «Mio adorato, un altr'anno s'è posato» (2004)
III. «Non ho il tempo di scrivere un sonetto» (2005)
IV. «L'estate incombe, e incombe la delizia» (2006)
V. «Trent'anni. “Sono un vecchio barbagianni”» (2007)
VI. «Rinnovellatamente tanti auguri» (2008)
VII. «Avanza la vecchiaia come un treno» (2009)
VIII; IX; X. «Ogni nove di giugno nove dee» (2010)
XI. «Il tempo scorre, a men che sia nel giusto» (2011)
XII. «In ritardo bestial d'un mese e mezzo» (2012)
XIII «Come abbicata al limo sta la rana» (2013)
XIV. «Ontéa infinito il tutto, il cronotopo» (2014)

giovedì 5 giugno 2014

Souvenir dell'inaugurazione della targa sulla casa natale dello zio Ferdinando

Marco Palasciano presso la targa collocata a lato del portone della casa natale di Ferdinando Palasciano, e inaugurata pochi minuti prima di questo scatto, nell'àmbito delle celebrazioni per il 150° anniversario della fondazione della Croce Rossa Italiana. Capua, via San Michele a Corte, 5 giugno 2014. Foto di Adam Kabir Ibrahim.

martedì 3 giugno 2014

Capua, 5 giugno: Ferdinando Palasciano omaggiato d'un convegno e una targa

In questi giorni a Capua si terranno grandiose celebrazioni (vedi qui) per il centocinquantenario della Croce Rossa italiana. Tra l'altro, giovedì 5 giugno alle 17.00 si terrà all'Università (la SUN, in corso Gran Priorato di Malta) un convegno su Ferdinando Palasciano; e alle 19.00 si apporrà una targa presso la casa ov'egli nacque, in via San Michele a Corte.

lunedì 2 giugno 2014

Per ridiffondere la luce del sole

Status di facebook del 1° giugno 2014, ore 23.57 
Vedo che in rete circola un video con «immigrati» che sfasciano un'auto dei Carabinieri. E tanta brava gente a condividerlo, con commenti più o meno razzisti e fascisti. Ma non vi siete accorti che si vede sulla sinistra un microfono “giraffa” da riprese cinematografiche? io che ho fatto la scuola di cinema l'ho notato subito, ma dovrebbe essere evidente a chiunque abbia un minimo di spirito di osservazione. E c'è anche uno schermo bianco per ridiffondere la luce del sole. Ma poi, verso la fine, si vede addirittura una cinepresa! Si tratta insomma del set di un film, non è una scena reale. Finitela di diffondere fake come questo, che servono solo ad alimentare l'odio.

Dal video in questione.

domenica 1 giugno 2014

Un'aggiunta alla voce «Foshan» in Wikipedia

Con più di due anni e mezzo di ritardo, ho scoperto stanotte il più tragico documento video che mi sia mai capitato di contemplare, quanto a disumanità di umani su altri umani, considerata la sproporzione fra l'innocenza della vittima e l'indifferenza dei carnefici (valutando come tali sia gli attori, sia gli omissori); e, per catarsi, ho inserito in Wikipedia la relativa storia.

Il Buddha che contempla dal suo
monte la città di Foshan, nome
che vale «Monte del Buddha».
Foshan è stata resa tristemente famosa in tutto il mondo da un incidente occorso il 13 ottobre 2011, alle ore 17.26 locali[1], nei pressi di un mercato. Una bambina di due anni di nome Yueye, figlia di lavoratori migranti, fu investita e travolta da un suv bianco, che dopo aver sostato per qualche istante sopra di lei la scavalcò schiacciandola nuovamente, stavolta con una ruota posteriore, e riprese il tragitto. Yueye rimase lunghi minuti sull'asfalto in una pozza di sangue tra l'indifferenza totale dei pedoni di passaggio, nonché dei guidatori di altri veicoli, uno dei quali non ebbe ritegno a passarle a sua volta con le ruote sulle gambe. Il tutto fu documentato da una telecamera di sorveglianza; tramite Internet, in séguito, il video ebbe la più ampia diffusione, suscitando accese polemiche. La bambina fu ricoverata in terapia intensiva e si spense sette giorni dopo.[2]

1. Come risulta dal video di sorveglianza [...].
2. Cina: morta Yueye, bimba investita tra indifferenza generale, ANSA, 22 ottobre 2011.

sabato 17 maggio 2014

«La faccia sua era faccia d'uom giusto» (Inf. XVII 10)

In occasione del 17 maggio (Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia; in proposito, vedi qui) mi è parso giusto citare, come omaggio a papa Francesco, il 17° canto dell'Inferno di Dante, nel titolo del presente post; post che appartiene alla serie delle trascrizioni di miei stati di facebook: quanti di essi mi vada di «traslare», per particolare significatività o ludicità o beltà, «dal risonante pantarei di facebook al ristagnante pantano della blogsfera», come altrove dicevo; ond'ecco:


Status di facebook del 16 maggio 2014, ore 12.58

    Oooooooooooooooooooooh ma QUANTO è commovente il papa nelle foto in cui riceve la carezza di un ragazzo down.
    Quanto a me, mi commuoverò SOLTANTO quando ritratterà le orribili parole, Bergoglio, che scrisse nella sua (non abbastanza) famosa lettera del 22 giugno 2010 ai monasteri di Buenos Aires, tuttora grondante veleno.
    Leggetela e ditemi, quindi: dov'è veramente il Demonio?
Francesco Scaramuzza, Gerione.
«[...] Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. Si tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. [...]. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio [...]. Qui [...] c’è l’invidia del Demonio [...]. Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo di distruggere il disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una mossa del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio. [...] Oggi la Patria, in questa situazione, ha bisogno dell’assistenza speciale dello Spirito Santo che porti la luce della verità in mezzo alle tenebre dell’errore. [...] Per questo mi rivolgo a Voi [...]. Invocate il Signore affinché mandi il suo Spirito sui senatori che saranno impegnati a votare. [...] Questa guerra non è vostra, ma di Dio. [...]»

giovedì 15 maggio 2014

Poesiola fastidita

Conchita Wurst all'Eurofestival 2014.
Sono stati  i barbari tweet di Maurizio Gasparri su tale
vittoria a ispirare, per reazione, la poesiola qui sotto:
l'epigramma Sulla diffusa ignoranza in tema di
sessualità sciamanica e di metafisica parmenidea
.
Se non capite nulla di nulla della poesiola da nulla qui sotto, siete delle bestie ignoranti, ma potete sempre evolvervi in angeli sapienti, andandovi a studiare che diavolo sia uno sciamano, e quale sia la peculiarità degli sciamani in termini di identità sessuale, peculiarità che è la medesima di Conchita Wurst, e chi diavolo sia Parmenide, e in che senso egli consideri illusoria la realtà sensibile, ed eterno l'essere, e come contrapponga la via della verità alla via dell'opinione, e che diavolo significhi la locuzione cartesiana «res extensa», e che diavolo voglia dire la metafora del saggio che addita la luna e dello stolto che guarda il dito, e «pterio» scusatemi se non lo troverete in nessun dizionario ma è un neologismo mio che qui serviva per ragioni metriche e vale «alato», e la Dike citata è quella del poema parmenideo, ma anche la Dike salita al cielo a farsi costellazione della Vergine per allontanarsi dalla terra divenuta teatro di barbarie, e la O sbarrata è il simbolo del vuoto, e vedete anche un po' chi diavolo sono quelli che Nietzsche accusa di dire «no» alla vita, ecc., e infine potrete risorgere come fenici, se almeno sapete che diavolo sia una fenice.


SULLA DIFFUSA IGNORANZA
IN TEMA DI SESSUALITÀ SCIAMANICA
E DI METAFISICA PARMENIDEA

(EPIGRAMMA IN SEI COBLAS UNISSONANS
DI QUATTRO QUATERNARI)

Vuoi ch’io narri?
narrerò
di un’immensa
Via smarrita,

che ai tamarri
tacerò.
(Res extensa
«luna»? è dita!)

Sù, sui carri
pterii! go!
Dike, ascensa, a
sé ci invita.

Quei bizzarri
rei il cui «no»
è un’offensa
per la vita

li si sbarri
come un’O
ch’ira addensa
’n sé infinita...

(Di Gasparri
penso ciò
ch’egli pensa
di Conchita.)

martedì 29 aprile 2014

Poesiola paradossale (facebook, 29 aprile 2014)

Spiacevole che al mondo
esistano persone
che trovino spiacevole
che ne esistano altre;

vorrei che si uccidessero,
ma per amor di logica
poi dovrei anch'io uccidermi;
o disamar la logica,

e vivere, contento
del suicidio di massa
di quanti la cui vita
spingeva altri al suicidio.

sabato 26 aprile 2014

Il volantino delle prossime sei puntate di «Encyclopædia Cœlestis»

Il programma del laboratorio Encyclopædia Cœlestis è mutato: non più ventuno puntate, ma quindici; alle costellazioni zodiacali dovevano esserne dedicate dodici, invece saranno sei, una ogni due settimane, con da una a tre costellazioni per puntata (si comincia con Pesci e Capricorno). Questo perché il tempo non mi bastava più. Ora potrò dedicarmi anche alla preparazione di ciò che si conviene per il bicentenario della nascita del Dottore, nonché a dilungare qualche salutifera passeggiata tra l'un servizio e l'altro e, in generale, a vivere. Non so com'io abbia fatto, fino adesso, a reggere il ritmo d'una puntata alla settimana da allestire, riguardando agli anni e mesi passati. Le ultime nove erano dedicate alle Muse: saranno state loro a sostenermi; e son lieto d'averle sì onorate, postrèmo sforzo di mia giovinezza, della quale l'ultima verde goccia è in via d'evaporare.