Festival-laboratori palascianiani di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia: 1. Il laboratorio musicale di Marco Palasciano, 2. La grande ruota delle umane cose, 3. De natura mundi, 4. Euristicon, 5. Arca Arcanorum, 6. Urna Maris barocca, 7. Encyclopædia Cœlestis, 8. Le 77 meraviglie dell'Ottocento palascianiano, 9. Maieuticon, 10. Oniricon, 11. Dal Paleolitico a Palasciania, 12. Ortelius Room. Per maggiori dettagli cliccar qui:

giovedì 17 marzo 2011

Coscienza e fantascienza

La vera patria è quella  in cui incontriamo
più persone che ci somigliano.
Stendhal

L'Italia nel 1861.
O futuro, o futuro! in questo giorno festivo una tantum – 17 marzo del 2011 e.v. o del 42 a luna tacta – nel quale tanti italiani celebrano il CL anniversario della trasmutazione del «Regno di Sardegna» in «Regno d'Italia», mi si aggira per la mente la grande funzione educativa della fantascienza, e in ispecifico di quella fantascientifica letteratura e cinematografia in cui abiti la visione non d'una Nazione, ma d'un intero Pianeta unito intorno a un unico governo (o anarcoperno), se non si tratti d'Unioni Interplanetarie, o finalmente dell'Unione Cosmica; il tutto in stile paradiso in terra, scampato il fosso della distopia.

Crescere immersi in idee di tal genere (per fare il mio umile esempio, in età puerile-adolescenziale molto io lessi nella collana Urania e molto vidi di Star Trek ecc.) può comportare, donchisciottismo a parte,
● sul piano della religiosità l'assenza, data la non insensata speranza nel «paradiso in terra», di quei sentimenti antivitali – massimamente caratteristici delle fedi millenariste – i quali fanno a tanti trascurare (se non ostacolare), nel nome dell'eterno, la costruzione del domani;

● e sul piano dell'idealismo politico l'assenza di sentimenti nazionalistici, completamente insensati alla luce dell'auspicio d'una fraternità senza confini.
Per quest'ultimo motivo, non posso sentirmi che pochissimo coinvolto dalle celebrazioni di quest'oggi, ovemai v'interessasse saperlo.

Sarei ben più contento se vedessi, per cominciare, l'Italia integrarsi veramente a dovere con l'Unione Europea, rigettando i propri vizi, una considerevole parte dei quali ch'io intendo le deriva dal kryptonitico influsso del frammento residuo di «Stato Pontificio» – trasmutato in «Città del Vaticano» – che ancora, pur finito l'Ottocento e dopo esso il Novecento, rimane incastonato nel suo cuore.

Fotogramma da L'uomo che visse nel futuro di George Pal, 1960.

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