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martedì 22 marzo 2011

La nascita del nucleare italiano

Prosegue da Un inventario delle scorie aurunche.

Fu qualcuno in America, spiegavo in quell'articolo del 1996, «a volere che a Sessa Aurunca si insediasse una centrale nucleare, la prima in Italia [...]. Diceva il presidente della Commissione per l'Energia Atomica, l'ammiraglio Strauss:
“nostro scopo è [...] la produzione di energia nucleare a basso prezzo, o almeno a prezzo di concorrenza; [...] ma impegnarsi in una disastrosa costruzione, negli Stati Uniti, di impianti nucleari basati sulle conoscenze attuali, non sarebbe prudente”. 
1957: le caravelle tornan dall'America
cariche di tecnologia nucleare.
E così fu deciso di utilizzare l'Italia come terreno di sperimentazione. Tra il 1956 e il 1957 la BIRS (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo) si accostò, melliflua, al Governo italiano proponendogli uno studio sulla “convenienza economica” di installare un impianto nucleare [...]. Furono nominati a presiedere l'attuazione dello studio i signori [Felice] Ippolito e [Corbin] Allardice, diarchia direttrice della SENN, società del gruppo IRI costituita all'uopo. L'accordo fu firmato in segreto, e rivelato al Paese solo in séguito; neanche il Parlamento ne sapeva niente. [...]

(Tra l'altro, il decreto DPR 185 del 13 febbraio 1964 [...] non era ancora in vigore all'epoca, e la costruzione della centrale avvenne dunque senza che si disponesse di cognizioni e dati attendibili sui prevedibili percorsi della radioattività nell'ambiente; per esempio non sono mai stati eseguiti dall'ENEL studi per accertare l'eventuale presenza di faglie, ecc.)


I lavori furono avviati nel 1959. La gara per l'appalto era stata vinta – battendo l'offerta francese, le quattro inglesi, e le altre tre americane – dalla prestigiosa General Electric. La quale fece inserire nel contratto una clausola [...] che stabiliva che il tempo di collaudo dell'impianto si sarebbe limitato a cento ore, anziché alle parecchie migliaia che caratterizzano contratti analoghi. Perché? non lo sapremo mai. E l'esperimento ebbe inizio».

Inaugurata nel 1964, la centrale nucleare del Garigliano «avrebbe funzionato per quindici anni; o per meglio dire, la metà, se si considerano i tempi morti dovuti a guasti e interruzioni, assommanti a sette anni di guai. Numerosi sarebbero stati gli incidenti e gli esperimenti [...] condotti in essa [...]; qui mi limito a redigere la lista degli incidenti»; lista che in nuovi post riporterò.

Prosegue in 1970: Apocalisse Campania (o quasi).

Passi citati in questo post: MARCO PALASCIANO, Da Chernobyl alla Campania felix (si fa per dire). Tutto quello che avreste dovuto sapere su Sessa ma che l'Enel non ha mai avuto il coraggio di dirvi, «VolAntinoo», 28 giugno 1996.

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