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venerdì 8 aprile 2011

Piana del Garigliano e Golfo di Gaeta: terra e mare un rigurgito d’isotopi

Prosegue da Sessa Aurunca: un esempio per il mondo.

A tutt'oggi si verificano esondazioni gariglianèe del pari di quella che fu causa degli incidenti n. 9, 13, 14 ecc.: «Una volta ancora la centrale si trova in ammollo», segnala il 17 marzo 2011 il Comitato antinucleare Garigliano. Tre settimane or sono. Ma torniamo a tornare indietro d'un terzo di secolo:

«1979. Incidente n. 13: nuova alluvione; e le acque del fiume invadono di nuovo i locali sotterranei, trascinandosi via nuova radioattività [...].

Vale a dire: il presente, il Garigliano.
1980. Incidente n. 14, che sarà rivelato alle autorità da un telegramma “urgente” del CNEN (vecchio nome dell'ENEA) solo dopo che saranno passati dieci giorni: grazie alle piogge abbondanti, l'acqua di falda sale e invade il sotterraneo dove si trovano stoccate le resine impiegate per depurare l'acqua che nel reattore veniva continuamente in contatto con le sue 208 barre d'uranio e di plutonio; e la radioattività, “essenzialmente cesio 137”, defluisce verso il fiume (presso la cui foce fanno dunque la loro comparsa varie migliaia di cadaveri di pesci, mentre in terraferma muoiono in blocco venticinque bufali che hanno pascolato su erba contaminata): tanta radioattività da convincere il professor [Mauro] Cristaldi – dell'Università [“La Sapienza”] di Roma – a consigliare» ai sindaci della zona «di proibire, fino a ulteriori accertamenti, la pesca nel tratto di mare antistante la foce del fiume, il consumo dei prodotti agricoli provenienti dalle zone allagate, il pascolo in esse del bestiame ecc., e – consiglio altrettanto importante – di nominare una commissione tecnica per rilevare i danni cronici, genetici ed epidemiologici derivanti alla popolazione; ma [...] tutti i consigli cadono nel vuoto. [...]

Foce del fiume Garigliano. Foto dal sito di Erminio Di Nora.

1981. L'ENEL installa quattro pompe sommerse nei sotterranei della centrale, per aspirare acqua in caso di nuova alluvione; il che equivale ad ammettere [...] che le penetrazioni continueranno a ogni piena; e [...] c'è da chiedersi dove le pompe scaricheranno l'acqua venuta a contaminarsi, se non nel Garigliano.

1982. Incidente n. 15: arriva dalla Germania un contenitore, prima su ferrovia e poi, da Roma, su camion, per prelevare barre di uranio dalla centrale; e si scopre che, a causa di una guarnizione rotta, il contenitore – che non è stato ben svuotato alla partenza – ha disseminato acqua radioattiva lungo tutto il suo percorso. Il valore di radioattività riscontrato dai tecnici della centrale in quelle lacrime d'inferno risulta essere di seimila volte superiore al limite massimo tollerato dalla legge [...].

1983. Una relazione dell'ENEA», probabilmente La distribuzione dei radionuclidi tra Capo Circeo e l'isola d'Ischia di C. Papucci e O. Lavarello, «rivela che la radioattività ambientale artificiale direttamente connessa all'esercizio della centrale nucleare di Sessa Aurunca è distribuita su un'area che supera i millesettecento chilometri quadrati, e più fortemente all'interno del Golfo di Gaeta [...].

Un cartello stradale a Čeljabinsk:
«Chiudere finestrini e prese d'aria».
1984. Il presidente dell'ENEL e il dirigente della centrale nucleare di Sessa Aurunca vengono denunciati, in base alla relazione dell'ENEA (che il già citato avvocato Tibaldi sottopone all'attenzione del pretore di Minturno), come responsabili della contaminazione radioattiva del Golfo di Gaeta. La pretura di Minturno interpella l'Istituto Superiore di Sanità di Roma, affinché accerti i possibili danni derivanti per la flora e fauna marina e – in séguito a consumo di prodotti ittici o a balneazione – per la popolazione umana; ma l'Istituto, anziché compiere accertamenti diretti, si limiterà a esprimere un parere tecnico sulla scorta degli elementi tratti dai documenti dell'ENEA; e il responso finale sarà che “si ritiene” che i valori di radioattività riscontrati siano “irrilevanti sotto il profilo sanitario”. Occorrerà tuttavia “stabilire quali siano sulla popolazione gli effetti di una sia pur minima contaminazione radioattiva”, afferma la pretura [...]; “che l'assorbimento da parte del corpo umano di radiazioni alteri il meccanismo biologico è un dato di fatto incontrovertibile; [...] il problema è quello di verificare se esista davvero una soglia oltre la quale si producano danni biologici e al di sotto della quale non esista alcun rischio”.

(Andamento dei casi di malformazioni congenite nella zona del Garigliano: 1973, 4 casi; 1975, 9 casi; 1978, 12 casi; 1981, 25 casi; 1982, 29 casi; 1983, 39 casi...)

Centrale nucleare di Three Mile Island.
“Non esiste una ‘soglia’ (valore-limite al di sotto del quale non si abbiano effetti) per l'azione cancerogena delle radiazioni”, dichiarano i professori [Enzo] Tiezzi e [Francesco] Laschi dell'Università di Siena; “cioè solo il ‘livello zero’ di radiazione è indiscutibilmente privo di conseguenze sanitarie”. “A differenza di quanto successo negli USA e in URSS”, [lamentano] inoltre (riferendosi alla catastrofe di Three Mile Island del 1979 e di Čeljabinsk del 1957), “nessuna autorità ha mai proposto né realizzato l'evacuazione della popolazione dalla piana del Garigliano e del litorale marino, né tantomeno interventi di bonifica, di radioprotezione o almeno serie e continuate indagini medico-sanitarie”».

Centrale nucleare di Borgo Sabotino.
Foto da www.provincia.latina.tv.
Ma «“come se non bastasse, a nord della centrale del Garigliano, nella provincia di Latina, opera un'altra centrale elettronucleare, quella di Borgo Sabotino: la zona del Garigliano si trova quindi sottoposta all'azione contemporanea di due impianti nucleari diversi [...] i cui effetti è probabile che si sommino e addirittura producano ‘sinergismo’ (effetto complessivo superiore alla somma degli effetti singoli, a causa della interazione reciproca dei contaminanti radioattivi); [...] possiamo concludere [...] riconoscendo alla zona del Garigliano la caratteristica di zona cronicamente contaminata da sostanze radioattive; [...] in altre parole, la piana e il litorale del Garigliano sono diventati un vero e proprio laboratorio di studio e di ricerca nel campo della radioprotezione: solo che tutto ciò è accaduto completamente all'insaputa e malgrado la volontà delle popolazioni della zona”. [...]

1991. Incidente n. 16: le acque del Garigliano invadono per l'ennesima volta i sotterranei della centrale [...].

1993. Incidente n. 17: come sopra».

Prosegue in Il mal francese ovvero la lobby nucleare.


Passi citati in questo post: MARCO PALASCIANO, Da Chernobyl alla Campania felix (si fa per dire). Tutto quello che avreste dovuto sapere su Sessa ma che l'Enel non ha mai avuto il coraggio di dirvi, «VolAntinoo», 28 giugno 1996.

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