Festival-laboratori palascianiani di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia: 1. Il laboratorio musicale di Marco Palasciano, 2. La grande ruota delle umane cose, 3. De natura mundi, 4. Euristicon, 5. Arca Arcanorum, 6. Urna Maris barocca, 7. Encyclopædia Cœlestis, 8. Le 77 meraviglie dell'Ottocento palascianiano, 9. Maieuticon, 10. Oniricon, 11. Dal Paleolitico a Palasciania, 12. Ortelius Room. Per maggiori dettagli cliccar qui:

lunedì 3 ottobre 2011

Introduzione a «De natura mundi»

Si riporta qui di séguito, per intero, il testo del discorso introduttivo al seminario De natura mundi, discorso da me tenuto nella serata di ieri, a Palazzo Lanza, ad apertura dell'evento. Dopodiché si è tenuta la prima parte, della durata di circa un'ora e mezza, della lezione-spettacolo De Magna Rota Rerum Humanarum. Gli spettatori di questa prima puntata sono stati una quindicina: il quadruplo del previsto, più o meno. Non disponendo di fotografie a documento della lezione, ne utilizzerò qui una del 2010, opera di Patrizio Cimmaruta, che mi ritrae con sullo sfondo la Ruota palascianiana, pure iersera usata. Questo qui sotto, intanto, è l'esterno del Trittico delle delizie di Hieronymus Bosch, eletto a emblema di De natura mundi.


INTRODUZIONE
A DE NATURA MUNDI. L'INTERPRETAZIONE
DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI
Capua, 2 ottobre 2011

Gentili signore, signori ed eventuali robot,
sono Marco Palasciano, mezzosangue capuano-siciliano, pensatore eclettico, artista multidisciplinare, umilissimo Presidente dell’Accademia Palasciania fondata nel 1999. E innanzitutto vi ringrazio per la vostra presenza. Grazie, tante nella misura in cui fu lungo e accidentato il vostro viaggio per raggiungere questa sala; del che speriamo di potervi dare consolazione con la nostra arte, per quanto essa sia modesta e fallibile. Pure ringraziamo il palazzo che ci ospita, e i suoi padroni, di cui siamo servi.

Ma oltre a Palazzo Lanza, quest’autunno a ospitare le nostre lezioni-spettacolo sarà anche Palazzo Fazio; ed è forse la prima volta nella storia che le due roccaforti della cultura capuana contemporanea, Palazzo Fazio e Palazzo Lanza, sono coinvolte in un medesimo, unico megaevento lungo, vasto, ambizioso e (credeteci) meraviglioso come questo che la nostra accademia «di nulla accademia» ha per voi organizzato. Tutto gratis. Solo per amore. Senza trucchi né pentole in offerta.

Introduciamo dunque il seminario. Titolo: De natura mundi. In italiano sarebbe: Sulla natura (o l’essenza costitutiva) del mondo (o dell’universo). Del quale si proporrà una interpretazione (vedete voi se in senso attoriale o filosofico o ambedue i sensi), interpretazione per quel che sia possibile completa (benché non proprio ad altissima definizione), in dodici lezioni-spettacolo – tenute da me – distribuite nell’arco di ottanta giorni, come il Giro del mondo di Jules Verne. Difatti il sottotitolo del nostro seminario è L’interpretazione del mondo in ottanta giorni. In luogo di ciò, sarebbe stato forse piú aderente alla sostanza del discorso – ma, probabilmente, tanto ostico da scoraggiare il popolo – un sottotitolo come Il giro della mia Weltanschauung in ottanta giorni. «Weltanschauung» è la «visione del mondo», nel gergo dei filosofi; e in effetti, quel che farò da qui a Natale o quasi sarà parlarvi della mia visione del mondo, da Dio alla merda e ritorno – poeticamente parlando – o in altro ordine.

La mia visione personale del mondo, dicevamo. Ma – poiché la mia umile persona, nell’opinione unanime dei dotti, è un homo universalis tipo Leonardo o Goethe – si tratterà di una visione interessante piú di quella, come oso sperare, del vostro vicino di casa (a meno che abitiate in un Tardis parcheggiato in un vicolo di Königsberg). E a un tanto interessante contenuto vedremo di associare degna forma, dunque di divertirvi, e di commuovervi, quanto meglio si possa, grazie alla messa in opera, all’occorrenza, di tutte le risorse linguistiche ed artistiche che il Karma o quel che sia ha messe a disposizione del nostro ingegno, dalla poesia al teatro alla musica ecc.; e, scordavo, faremo anche dei giuochi. (In quanto a mezzi tecnici, qui abbiamo un proiettore ed a Palazzo Fazio un pianoforte.)

Nel corso delle dodici puntate di De natura mundi, vedremo inoltre di celebrare il piú degnamente possibile le ricorrenze che capiteranno in quei giorni. Come il compleanno di Andrea Zanzotto, massimo poeta italiano vivente, che coinciderà con la prossima puntata; o dello scrittore, nato un 30 ottobre, Antonio Moresco, l’autore di Canti del caos, quantomeno il maggiore romanzo degli ultimi trent’anni, in Italia se non in Occidente. Ma si commemoreranno anniversari anche piú personali, se acconsentite, come il trentacinquesimo della mia prima opera letteraria, una serie di filastrocche che scrissi a otto anni, nel novembre del 1976; o come il ventesimo della morte della persona che piú ho amato nell’infanzia, la mia nonna paterna, spentasi in un ospizio di Castel Volturno il 7 ottobre del 1991, data che per ciò stesso segna anche la fine della mia lunga infanzia. Ecco: metterò insieme questi due elementi, la nascita della poesia su carta e la morte della poesia incarnata, in un angolo loro di una puntata dedicata – come dire? – alle memorie del mondo, ai mondi della memoria… Temi, peraltro, che abbiamo già toccato solo otto giorni fa, sempre qui a Palazzo Lanza, in occasione dell’evento S’i’ fossi poeta cangerei ’l mondo, dove come gli altri poeti convenuti ho tenuto una dissertazione sul tema Può la poesia cambiare il mondo?, e ho concluso sull’idea di letteratura come pilastro della civiltà. Parafrasando Foscolo: i monumenti, i sepolcri possono essere cancellati dal tempo, fino a che non resti piú una pietra; ma la poesia può continuare a eternare le gesta di quegli uomini e donne, e soprattutto il loro significato.

«Significato»: questa parola – venendo finalmente alla lezione di stasera – è anche il nome che, nel corso dei miei ultimi studi, ho assegnato a uno degli otto settori in cui possiamo dividere, fondamentalmente, il mondo degli interessi umani. Otto; e ognuno di essi può dividersi, ulteriormente, in due; e fanno sedici. Significato si dividerà allora in Filosofia, da un lato, e Cultura e comunicazione, dall’altro. Parimenti la Bestialità si dividerà in Selva e Trogolo, a seconda se si sia “lupi” e “leoni” o, piuttosto, “porci” e “pecore”. Parimenti il settore Scienza e tecnica si dividerà in… Scienza e Tecnica. E cosí via.


Ora, questo giocattolo filosofico è la Ruota palascianiana. Si compone appunto di sedici settori. (Della versione a otto, e delle varie versioni a quattro, e di quelle a due, tratteremo la prossima puntata, a fine lezione, a mo’ di ciliegina sulla torta.) Come avrete capito si tratta d’uno schema circolare – a torta, appunto – atto a sintetizzare nella sola propria immagine, facilmente rammemorabile per sequenzialità e simmetria, l’intero mondo degli interessi umani, cioè la gamma completa delle pratiche umane e dei valori correlati. Uno schema sul quale forse non tutti potranno essere d’accordo, ma intanto rivelatosi abbastanza efficace come macchina generatrice di spunti di riflessione.

L’autunno scorso questa Ruota è servita da base per un ciclo di otto lezioni – tenutesi a Palazzo Fazio – nelle quali di volta in volta si affrontavano (non dico come pugili su un ring, ma quasi) due settori tra loro diametralmente opposti. Nella prima e seconda puntata di De natura mundi riproporremo tale formula, prendendo il meglio degli argomenti trattati allora, per poi passare a nuove trattazioni nelle puntate dalla terza in avanti.

Titolo di questa prima, propedeutica coppia di puntate: De Magna Rota Rerum Humanarum: la sistemazione delle pratiche e dei valori umani nella Ruota palascianiana. Stasera a Palazzo Lanza la prima parte, e tra otto giorni a Palazzo Fazio la seconda parte. Iniziamo.

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