Festival-laboratori palascianiani di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia: 1. Il laboratorio musicale di Marco Palasciano, 2. La grande ruota delle umane cose, 3. De natura mundi, 4. Euristicon, 5. Arca Arcanorum, 6. Urna Maris barocca, 7. Encyclopædia Cœlestis, 8. Le 77 meraviglie dell'Ottocento palascianiano, 9. Maieuticon, 10. Oniricon, 11. Dal Paleolitico a Palasciania, 12. Ortelius Room. Per maggiori dettagli cliccar qui:

mercoledì 12 ottobre 2011

La natura di «De natura mundi»

A chi, letto il programma di De natura mundi, gentile oggi diceva «Non capisco: è filosofia o comicità o ambedue?», ho risposto – e qui, ché mi par utile, riporto – improvvisando lesto questo testo.

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Se ella ha presente la divina Commedia, non ho da farle altri esempi per spiegare la natura di De natura mundi: la filosofia deve toccare tutti gli argomenti, si sa, dai più alti ai più bassi. E destino di questi ultimi, tra l’altro, è essere oggetto d’ironia, più o meno feroce: ond’ecco la «comicità» che giustamente ella notava – in particolare quando ci si riferisca , per es.,
● alla «poesia mediocre» da cui «Apollo» deve salvarci, e in generale ai cattivi scrittori nonché attori («Te lo do io il laboratorio…»);

● o al(l’a me ormai invisissimo*) postmodernismo, massime quello dei nichilisti e dei dissacratori alla cieca, i cui discorsi sono spesso purissima aria fritta (vedi l’esperimento di Alan Sokal del 1996...), da me qui scimmiottata già tramite un titolo come Dall’estetica trascendentale all’anestetica trash-and-antani: mio Dior, come sono caduta in vascio!;

● o a Radio Maria, e al paraocchismo religioso tutto.
Per il resto vi sono cose altissime, dove l’ironia diminuisce e aumenta la poesia, e nelle quali metto tutto me stesso. C’è tutto il mio sistema di valori, maturato in una vita; ci sono i miei sforzi nelle arti, e sanno gli spettatori quanto non sono vani, né merdosi; c’è la meravigliosa sinergia di classicismo e futurismo; c’è l’enciclopedismo, la maieutica, l’amore universale non per dire; c’è il superamento, non l’esorcismo, del timore della morte; c’è il più sano divertimento; c’è anche la restituzione (se a qualcuno interessi) di “Cristo” alla sua umanità, indizio chiave il teatro; c’è la confisca al cristianesimo d’ogni pretesa di primato amoroso-messaggistico, considerata la natura fondamentalmente buona della nostra specie – ultimi studi** docent –, altro che macchie di peccato originale da stinger col battesimo; c’è la forma più sana d’antropocentrismo, premessa necessaria allo sviluppo del «nuovo Rinascimento» o quel che sia (e Astrea è già tornata, l’han colta gli astronauti dell’Apollo, sta solo aspettando in un appartamentino l’ora d’andare alla gran festa); c’è tutto quello in cui credo, e che volgo in pratica quotidianamente; c’è il mondo, insomma, visto attraverso gli occhi di un genio: genio, per giunta, d’umiltà immensa. Che può di più volersi? è pure gratis. :D

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* Di antipostmodernismo pure tratta un recente articolo dell'amico e sodal Daniele Ventre: La miseria della postfilosofia.

** Vedi per es. Robert Frank, Passions Within Reason: Tre Strategic Role of the Emotions, W.W. Norton, New York, 1991 (cit. a pag. 121 di Mark Buchanan, L'atomo sociale. Il comportamento umano e le leggi della fisica, trad. Massimo Parizzi, Mondadori, Milano, 2008).

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