domenica 31 maggio 2015

Quinta nota in merito alle formiche sulla scrivania

Per i precedenti stati di Facebook in tema (2-16 maggio 2015), cliccare qui.

31 maggio 
Sono giorni che non si vedono più le formichine sulla scrivania: cosa sarà successo? eppure la stagione calda è appena cominciata. L’altro giorno ho visto passare un animaletto, ma non era una formica, bensì un ragno (e pure a lui ho fatto spazio tra gli oggetti, perché seguisse dritto dritto il cammino desiderato). Spero che non sia successo niente di brutto al formicaio. Forse hanno raccolto abbastanza briciole di biscottini, e hanno deciso che bastasse così, e di non dare più disturbo? ma ormai m’ero abituato! formichine, tornate, se volete. Amo tutti gli animaletti! ho anche messo nel bagno un cartello, per gli ospiti, che vieta di uccidere le lepismæ.

Sogno del gattino malato e della conferenza sulla spedizione polare

Stanotte ho fatto un sogno straziante. Un gattino malato doveva essere operato di lì a due settimane, e nel frattempo veniva affidato a me, acché lo accudissi nell'attesa dell'operazione. Ma mi dimenticavo completamente di lui, e solo dopo parecchio tempo mi rendevo conto della sua presenza, e mi ricordavo che mi era stato affidato; correvo dunque a consolare il poverino, nella cesta in cui stava, e lo carezzavo pieno di sensi di colpa terribili, e quello accoglieva le carezze con riconoscenza, e i suoi occhi tristi e dolci mi straziavano, anche perché in essi non c'era la minima accusa nei miei confronti; e da allora in poi non finivo più di stargli vicino e carezzarlo. Tra l'altro erano passate ben più di due settimane, e l'operazione dunque era saltata, perciò ero ancor più angosciato, e speravo si fosse ancora in tempo per rimediare. Domandavo intanto alla governante se in tutto questo tempo il povero gattino avesse avuto di che bere, almeno; e rispondeva d'averci pensato lei.

Il sogno continuava altrove. A un certo punto mi trovavo a salire per gli scaffali di una libreria, in un grande salone espositivo, durante una manifestazione culturale; a un mio lato saliva un amico, della cui identità non sono sicuro, dopo il quale era un angolo di muro; e all'altro lato una ragazza. Essendo saliti fino in cima, ed essendo stati tolti dei libri dallo scaffale sotto (non è chiaro cosa questo c'entrasse), non sapevo più come scendere; allora chiedevo alla ragazza di farmi passare dalla sua parte, ché forse avrei potuto calarmi su dei praticabili che erano nei pressi, e pian piano arrivare a terra. Chiedevo intanto alla gente intorno di far venire qualche ragazzo molto alto per aiutarmi; nei pressi già c'era un altro mio amico, Damian, e così mi aiutava lui a scendere. Si attendeva ora l'inizio di una conferenza su una spedizione al polo nord finita tragicamente; conferenza cui avrebbe presenziato il Dittatore di Francia, il che mi metteva a disagio, essendo io nemico di ogni tiranno. Quella spedizione, che avrebbe avuto notevole importanza nella storia della ricerca scientifica, era però partita col semplice scopo di rifornire di viveri una precedente spedizione, che si era trovata in difficoltà. La conferenza stava per tenersi in una meravigliosa biblioteca dalle grandi porte ad arco, senza ante, che davano su una pianura-giardino indorata dal tramonto. A questo punto mi sono svegliato.

sabato 30 maggio 2015

La «Nota sull'Autore» di «Un souvenir di Capua»

Riporto qui di séguito la Nota sull'Autore che si trova a pag. 50 di Un souvenir di Capua nel bicentenario della nascita di Ferdinando Palasciano, Accademia Palasciania & Associazione Ferdinando Palasciano, Capua 2015. (Per ulteriori dettagli biografici vedi qui.)


1815, 1891, 1968: Ferdinando Palasciano ha vissuto 76 anni e ½ e, per la gioia dei numerologi e degli astrologi, è 76 anni e ½ dopo la sua morte che nasce Marco Palasciano, anch’egli con il Sole nel segno dei Gemelli e in opposizione a Nettuno. La nascita del pro-pro-prozio Ferdinando è l’evento intorno al quale ruotano le Prove tecniche di romanzo storico con cui Marco nel 1995 giunge finalista, per la terza volta, al Premio di narrativa Italo Calvino. Lo stesso anno è tra i vincitori della Rassegna di poesia Laura Nobile, con la raccolta L’insectarium dei burattini, e si laurea in sceneggiatura e regia cinematografica e televisiva alla Libera Università del Cinema di Roma. Nel 1998 inscena il suo primo lavoro teatrale, Un Amleto di ritagli e di pezze, al primo Incontro Nazionale al Sud dei Teatri Invisibili. Nel 2002 tiene le prime lecturæ Dantis. Nel 2003 i primi concerti pianistici. Nel 2006 Lavieri pubblica le Prove come primo titolo italiano della collana Arno.

L’artista multidisciplinare ma indisciplinato matura intanto in filosofo eclettico e, sotto il marchio dell’Accademia Palasciania da lui fondata nel 1999, dieci anni dopo inizia a tenére, nei palazzi e giardini messi a disposizione da entusiasti e incoscienti mecenati, decine di lezioni gratuite e aperte a tutti sulla sua filosofia, caratterizzata principalmente dal recupero della metafisica come base di ogni discorso razionale; il che sarebbe indigeribile ai piú se non si fosse nell’accademia meno accademica del mondo, dove la didattica filosofica è arricchita da excursi tra scienza e fantascienza, storia e mito, eros e phobos ecc. nonché da performance artistiche e momenti di laboratorio ludico, affettivo e teatrale. Grazie a ciò sempre piú persone di ogni età si uniscono in bella rete amicale, né maggiore successo Marco desiderava. Sulla ruota assiologica di sua invenzione si basa il primo corso o festival di filosofia palascianiana, De magna rota rerum humanarum (2010), cui seguiranno i via via piú enciclopedici e spettacolari De natura mundi (2011), Euristicon (2012), Arca Arcanorum (2013), Urna Maris barocca (2013), Encyclopædia Cœlestis (2014) e Le 77 meraviglie dell’Ottocento palascianiano (2015).

sabato 16 maggio 2015

Nuove note in merito alle formiche sulla scrivania

Dopo il post del 2 maggio (che nessuno ha capito, e che tutti hanno criticato), ecco un aggiornamento, sotto forma di altri tre stati di Facebook. L'ultimo pure è stato già abbastanza frainteso, da chi (non conoscendo la mia filosofia) l'ha scambiato per un'antropocentrica e crudele presa in giro della povera formichina.

7 maggio
Tu guarda se devo ogni tanto fermare il lavoro per tenere alzata la tastiera del computer e lasciare passare le formiche col loro carico di briciole di biscottini! poi la gente non ci crede che sono un santo!

13 maggio
Vediamola dal lato positivo: le formiche mi tengono pulita la scrivania.

16 maggio 
Sono sinceramente dispiaciuto ogni volta che per sbaglio schiaccio una povera formichina. Poco fa ho trovato un cadaverino sulla scrivania; devo esserci passato sopra inavvertitamente con un quaderno che spostavo. Ora qualcuno di voi utenti cinici e senza cuore dirà, di certo, che le formiche se la vanno a cercare, invadendo le umane scrivanie senza rispetto veruno per la proprietà privata. Ma che ne sanno loro, poverine, che questa è una scrivania, e che sopra ci si scrive, e che noi siamo privati, della natura? per loro questo è un incantato promontorio scuro e vetroso su cui cogliere deliziose scagliettine di biscotto cadute dal nulla. Ecco, ho raccolto la formichina con la punta della penna, le ho detto «Povera formichina» e scrollandola con un toc toc sull'angolo d'un ripiano l'ho lasciata cadersene lieve sul pavimento come una fogliolina raggricciata. Corpicino minuscolo, ma la sua anima è grande quanto le umane; stanno tutte nell'iperuranio, scendono qui a giocare e poi risalgono. Salutami me stesso e tutto il puro essere!

giovedì 7 maggio 2015

Per il 750° anniversario della nascita di Dante (e per il mio 47° compleanno)

Si torna in scena! in occasione del 750° anniversario della nascita di Dante, declamerò canti scelti della Divina Commedia.

La Lectura Dantis si terrà nella splendida chiesa dei Santi Rufo e Carponio (Capua, corso Gran Priorato di Malta), a cura dell'Accademia Palasciania e dell'Associazione Ferdinando Palasciano, alle ore 18.30 di sabato 23 maggio 2015.

L'evento sarà a ingresso gratuito; ma chi lo desidera potrà versare un obolo a piacere, ciascuno in base alle proprie possibilità.

Il fine dell'evento, infatti, è raccogliere fondi per sostenere le spese relative alle celebrazioni del 200° anniversario della nascita di Ferdinando Palasciano, il medico eroe capuano alle origini della Croce Rossa.

Quindi vi preghiamo di portare quante più persone possibile!

(Per i miei amici: poiché il 750° compleanno di Dante coincide con il mio 47°, per quest'anno non fatemi regali di compleanno ma, piuttosto, venite alla Lectura Dantis e contribuite alla raccolta fondi!)

Grazie alate.

Marco Palasciano nella chiesa dei Santi Rufo e Carponio, Capua. Fotomontaggio.

domenica 3 maggio 2015

La rima «folle»/«estolle»

    Possibile che nessuno si sia accorto di come in un celebre paio di versi della Ginestra il poeta pare echeggiare apposta sia il Tasso sia il Parini? vedi rima baciata «folle»/«estolle» in chiusa di frase, già nella Liberata (combattimento di Tancredi e Clorinda) e nell'ode La gratitudine; né trovo in rete alcun che annoti ciò.
    Tasso:
... ne gode e insuperbisce. Oh nostra folle 
mente, ch'ogn'aura di fortuna estolle! 
    Parini:
... almo sapor, che a sé contrario il folle 
secol non gusta, e pur con laudi estolle. 
    Leopardi:
... che sé schernendo o gli altri, astuto o folle, 
fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

sabato 2 maggio 2015

Milano in fiamme e le formiche sulla scrivania

Le aspettavo; e sono tornate, oggi, le formiche. Sulla mia scrivania, intendo; a caccia di briciole di biscottini; e suppongo che ci zampetteranno da ora a fine estate, alcool o non alcool. Pazienza. Poc’anzi, anzi, ho buttato distrattamente, tornando dal cesso, il quaderno qui sopra, e subito dopo ho pensato: Ahimè, e se avessi schiacciato una povera formichina? con la sua scagliettina per fardello, che faticosa si trascina al nido?… Sono troppo buono, dolce e sensibile. Eppure, che pensieri aberranti ho avuti poche ora fa, innanzi al telegiornale! da inorridire, a udirli, e darmi del mostro, se uno non conoscesse il mio tenero cuore. Ecco, li ho appuntati sul quaderno di cui sopra:

Milano in fiamme. Ho visto ora, e sono sconvolto. Ma non nel senso che pensate voi. Certo, i vandali son bestie empie… ma l’energia esplosa, la coreografia degli scontri, la violenza spettacolare, le devastazioni e gli incendi, nel mio cuore avido di meraviglie suonano bellissimi, arrapanti, e nulla può la ragione: l’estetica della creazione e quella della distruzione sono perfettamente alla pari, cosí come alla direzione del tempo sono indifferenti le leggi della fisica. Bellissimo, in tale insensato senso, il disastro di Milano. Come un brigante sexy a mani sporche di sangue innocente, che ti guarda con occhi cattivi e celestiali, prima di… Che selvagge emozioni dà il Tg! E ora, brutti ontosi, lapidatemi.

Ma spero bene che il lettore di questo post, infine, conosca la differenza tra estetica ed etica.

giovedì 9 aprile 2015

La sinfonia perduta (e, per fortuna, ritrovata, sia pur 109 anni dopo) di Hans Rott

Più ascolto e riascolto la sinfonia perduta di Rott e più mi rendo conto del suo genio, immenso, e lì per giunta ancora in erba. Che cosa sarebbe accaduto alla storia della musica se Brahms non lo avesse stroncato sul nascere facendolo, di fatto, impazzire, e morire in manicomio? Non lo sapremo mai; intanto Mahler attinse a piene mani dalla partitura segreta, che sarebbe stata scoperta dal mondo solo un secolo dopo, nel 1989. Mahler non sarebbe stato Mahler senza Rott...

Parleremo anche di questo durante il festival Le 77 meraviglie dell'Ottocento palascianiano, ad autunno 2015; e di preciso nel corso della decima puntata, domenica 6 dicembre.

domenica 5 aprile 2015

L'incubo della Lampusa

Ah, ecco! il poderoso tema da sinfonia in sei note, al grave, che ho sognato nel finale dell'incubo della Lampusa (24 marzo 2015), non l'ho mica inventato io in sogno: l'avevo sentito nella Sinfonia n. 1 (1924) di Richard Wetz, e la mia mente l'ha ripescato poi per l'occasione. Lo si può  ascoltare ripetuto più volte tra il punto 18'45" e il punto 19'25" [in una registrazione nonsoquale, che era in YouTube e che ora non c'è più; aggiornamento del 27 novembre 2018].

Quanto alla Lampusa, era un mostro femmina seduto in una fontana presso cui ero costretto a passare (il sogno era una sorta di action game); e nemmeno quella l'ha inventata il mio inconscio, giacché, cerca cerca, un'antica Lampusa l'ho pescata, nella mitologia greca: era una delle Sibille, figlia dell'indovino Calcante, e operava nei pressi di Colòfone; ond'era detta Sibilla Colofonia. Però un mostro non era; si vede che l'ho fusa alla Medusa... anzi, no! il prof. Ventre mi ha appena ricordato, l'avevo rimosso, il nome di un altro mostro di tal risma: l'Empusa!

Giacomo Bosio, La trionfante e gloriosa croce, 1610, pag. 420.

venerdì 3 aprile 2015

Pesci d'aprile del 2015

Ecco tutti i miei Pesci via telefono e via Facebook del 1° aprile 2015, in ordine cronologico. Sostituisco qui con lettere asteriscate, prese in ordine alfabetico, i nomi degli interlocutori e delle persone citate. Dove non siano indispensabili all'economia del racconto, ometto le risposte degli interlocutori, o qualche loro parte. Aggiungo invece, in corsivo, le necessarie annotazioni delucidatorie, o come paratesto o come chiose interne, a uso di voi gentili lettori. Che in fondo al post troverete i link ai resoconti dei miei Pesci degli anni scorsi.


1. L'AMICO PROBLEMATICO

Approfittando del fatto che A*, un mio amico ultimamente un po' problematico, la sera prima non ha accettato un mio regalo di compleanno (del che ho scritto a B*: «A* ha rifiutato il regalo»), al commento di B* della mattina dopo («Mi dispiace») rispondo:

— E ora mi ha telefonato urlando come un pazzo! dice che io e tutti gli stronzi che mi stanno intorno devono crepare, e ha nominato te per primo: ha detto che la prossima volta che ci incontra per strada ci deve far fare capa e capa tutti e due, tipo piatti da orchestra, e poi prenderci a calci nel culo!
— Ah ah ah! [...]
— Nooooo! ti giuro! ha pure detto che deve uccidere C* [nostra amica farmacista] perché sicuramente quando pranzavamo da lei gli metteva nelle pietanze del veleno per farlo impazzire! e mi sa che c'è riuscita!
— [...]
— E ha pure detto che deve bruciare tutte le opere di D* [artista, consorte di C*]!       
— Oh, no! [...]

Della minaccia di A* di uccidere C*, scrivo anche a D*, chiedendogli infine di...

— [...] non dirle nulla.
— [...]
— Nooooo! ti giuro! ha pure detto che deve bruciare tutte le tue opere!   
— Mah... la coincidenza del Primo aprile mi puzza... cmq, nel caso fosse vero vado alla polizia.
— Ci sono già io alla polizia, non volevo dirtelo! sto sporgendo denuncia contro ignoti (ma è stato sicuramente lui) perché stanotte la mia auto è stata fatta a pezzi con una spranga di ferro e qualcuno ha anche pisciato sulle ruote, dopo averle naturalmente dilaniate, non so se con un coltello o a morsi.
— Povero A*...

Scrivo inoltre a E*, che pure conosce A*:

— Ti prego, puoi accompagnarmi dalla polizia? devo sporgere denuncia contro ignoti (ma è stato sicuramente A*): stanotte la mia auto è stata fatta a pezzi [ecc. come sopra].


2. GLI EFFETTI DELLA DROGA

E già che ci siamo, facendo copia e incolla invio a F*, che lavora in un centro di recupero dei tossicodipendenti, lo stesso sms di poc'anzi, ma sostituendo il nome di A* con quello di G*, nostro amico strafattone. Qualche ora più tardi, F* mi scriverà in Facebook:

— Marco, che è successo?... la macchina... fammi capire.

Al che risponderò, facendo confusione con il Pesce n. 7:

— Niente, è rimasta schiacciata dalle macerie per il crollo di quattro balconi del palazzo...


3. IN PARTENZA PER L'AUSTRALIA

Dico a H* che I*, col quale sto al telefono, sta per trasferirsi in Australia, essendo stato assunto da una ditta di import-export di canguri; e glielo passo, così che possano salutarsi.


4. IN PARTENZA PER NEW YORK

Scrivo a una trentina di amici:

— Sabato a Teano festa a sorpresa per J* che è stato assunto a New York come vicedirettore della galleria d'arte Weckegramp & Schön! K* a breve ci darà maggiori informazioni; intanto, voi ci stareste? chi vuol fare una bella torta a forma di tela con tagli alla Fontana?

Forse non rendendosi conto che «Weckegramp & Schön» si pronuncia in modo molto simile a «Ve', che gran pescion!», così mi risponde la gentile L*:

— La posso far fare al pasticciere e poi dividiamo.
— L'importante è che sia senza latte, senza zucchero e senza glutine perché J* è vegano, diabetico e celiaco.
— Fammi sapere.
— OK, grazie. Ancora non siamo sicuri cmq, perché il nonno della fidanzata di J* [che non è fidanzato] pare che sia in fin di vita.
— OK. Ma è impossibile senza questi ingredienti. Lasciamo stare la torta.
— Magari allora un rustico a forma di Fontana di Duchamp...

Intanto il buon M* si duole di non poterci essere:

— Sabato sto nel convento ad Assisi [è vero].
— Peccato, ci sarà anche un orso ammaestrato.

Due giorni dopo, mi scriverà la gentile N* in Facebook:

— Ciao Marco, mi piacerebbe molto venire alla festa per J*. Fammi sapere i dettagli! Per la torta non credo di aver tempo. Periodo incasinatissimo!


5. IL TERREMOTO DI LISBONA

Chi invece non ci casca è O*, fidanzata di K*, l'amico di J* che avrebbe dovuto organizzarne la festa a sorpresa:

— Beh, sgamato... K* è con me a Lisbona sabato...
— Impossibile, è lui che mi ha chiamato per farmi iniziare a diramare gli inviti!

Più tardi scrivo sia a K* sia a O*:

— Santi numi! hai saputo? a Lisbona c'è stato un terremoto spaventoso! e voi che volevate andarci...

Un terremoto spaventoso effettivamente a Lisbona c'è stato, ma nel 1755; e naturalmente era proprio a quello che mi riferivo.


6. MASTURBAZIONE COMPULSIVA

Scrivo in Facebook:

Lo sapevate? Per motivi a tutt'oggi poco chiari alla scienza medica, una cospicua percentuale di grandi pianisti si ammala, nel corso della propria carriera, di masturbazione compulsiva, dalla quale non riescono a sostare neanche per il tempo necessario a eseguire una semplice sonata. Tant'è vero che diversi compositori hanno loro dedicato, dimostrando ammirevole comprensione umana, interi concerti per la sola mano sinistra; celeberrimo quello di Ravel. Quest'oggi ve ne propongo uno di Sergei Bortkiewicz (1877-1952).


7. LE DISGRAZIE NON VENGONO MAI DA SOLE

Giacché mi telefona al fisso, da fuori città, la cara P*, le racconto...

... che stamattina sono crollati, uno sull'altro, quattro balconi del condominio in cui abito; che la signora Q*, figlia di una mia carissima amica, era affacciata, è rimasta travolta, e ora è in ospedale gravissima; che la mia auto, parcheggiata come al solito sotto uno di quei balconi, è rimasta schiacciata e distrutta sotto le macerie; che ora sto aspettando, e saranno qui a minuti, dei periti per la perizia dei balconi superstiti; che l'amministratore R* intanto si è reso irreperibile, essendo incriminabile; che, comunque sia, il danno è derivato dall'indebolimento strutturale dell'edificio, a sua volta causato dalle vibrazioni della vicina stazione ferroviaria, per un effetto cumulativo, e di tipo alquanto singolare, identificato e analizzato per la prima volta in Giappone non molto tempo fa, dovuto alla conformazione del particolare tipo di terreno su cui l'edificio è stato edificato nei primi anni '70...

A questo punto mi chiama il dottor S* via smartphone, e colgo la palla al balzo per alimentar la palla, dicendo a P* che a chiamarmi è la figlia della signora Q*, e speriamo che non sia morta, e interrompo la telefonata dicendole che la richiamerò dopo, per rispondere a S*; dopodiché, richiamo P* come promesso, e le dico...

... che la signora Q* purtroppo, come temevo, è morta; che vorrei sùbito raggiungere la figlia, in lacrime, devastata, all'ospedale; ma sono senz'auto, ovviamente; no, non posso rivolgermi a nessun amico per farmi accompagnare, perché ieri, dico, ho litigato con tutti quanti, per fatti complicati; inoltre, non so se sia il caso di lasciare zia T* da sola a interagire coi periti, visto che proprio oggi ho scoperto che negli ultimi giorni, in cui sono stato indaffarato più del solito e ho trascurato di controllarle le medicine, ha smesso di prenderle, tutte quante, con grave danno neurologico ecc., ed è impazzita: infatti l'ho trovata a parlare con la gabbietta vuota che teniamo riposta in alto su un mobile della cucina, giusto stamani, poco prima del crollo dei balconi, e le ho detto: «Ma che stai facendo?»; «Parlo col canarino»; «Santi numi, ma il canarino è morto negli anni Ottanta!»... ah, per giunta sempre oggi ho scoperto che la signora U*, passata per casa l'altro giorno, ci ha rubato circa 700 euro che tenevamo in un cassetto...

E P*, candidamente, si è bevuta tutto, tutto!, vi giuro... finché non le ho detto che «è assurdo che sia capitato tutto in un sol giorno! ma che giorno mai sarà? sarà una data particolare?». Ma ci sono buoni motivi perché ella, pur essendo tutt'altro che una sciocca, e giuro pure questo, mi abbia prestato così tanta fede: a lei, nel suo palazzo, càpita ogni giorno di assistere a un gran proliferare di storiacce verissime, tra crolli di murature, amministratori in fuga, pazzie e tragedie varie; e sul posto di lavoro, pure assiste a continue manifestazioni del demone della follia che tara e tarla l'umano spirito, in certe situazioni e luoghi più che in altri. Infine, P* mi ha perdonato... diversamente da un'altra amica, V*, che, ahimè, non mi volle parlare per un anno, dopo un Pescione tremendo che le feci; e da allora non gliene ho fatti più.


8. SALUTI DA PRAGA

Come ultimo Pesce, scrivo a W*, al cui negozio il giorno prima dovevo ritirare delle fotocopie ma ho fatto tardi:

Ahimè, perdonatemi se non ho ancor ritirato le fotocopie! ieri sera son dovuto partire improvvisamente per Praga, per sostituire un amico poeta a un convegno. Un saluto dall'Università Carolina, ci vediamo la settimana prossima, tanti auguri di buone feste pasquali!

W* ci crede. Ma, il giorno dopo, mi vede presentarmi al negozio come niente fosse...


POST SUI PESCI D'APRILE DEGLI ANNI SCORSI


2012

2010

2007-2009

mercoledì 1 aprile 2015

Da una mostra di Valeria de Rienzo

Il mio saluto nel libro degli ospiti.
Tra il 27 e il 29 marzo 2015 si è tenuta a Villa Maria Cristina Turmient, una mostra di Valeria de Rienzo, con opere pittoriche per la maggior parte dedicate a figure di dormienti. Sono andato a vederle, memore della suggestività delle Pezze viste a Sant'Agata de' Goti l'anno scorso, esplosioni di fantasia onirica e fiabesca costruite a partire da vecchie pezze, appunto, usate per pulire i pennelli. E suggestioni pur qui alla mostra di Caserta ve ne sono state di corpose, con tutti questi corpi abbandonati in quella che è una delle due attitudini principali dell'essere umano: la giacenza, lontan da sé e dal mondo (l'altra è l'immersione nel mondo, ovviamente, e l'individuazione di sé sullo sfondo di esso tramite l'azione). Ecco alcuni di quei dipinti, alcuni realizzati su normali tele, altri su materiali diversi, come a esempio i cartoni, quelli stessi che i senzatetto sogliono usare come spazi abitativi minimali; e a dare un tocco d'azione c'è anche il curioso, ironico dipinto-installazione d'un piede che si appresta a schiacciar tipo martello una formica, né manca a pendere su di essa una incudine su misura, per completare il popolare detto. Se vi verrà voglia di conoscere meglio e contattare l'artista, ecco: vedasi qui. Inoltre qui vi è un video su Turmient realizzato da una gentile visitatrice.

Tensione.

Coppia velata.

Campeggio.

Rosa.

Famiglia.

Teresa.

Senza titolo.

Casa.
 
Chitarra.

venerdì 20 marzo 2015

«E sua nazion sarà tra feltro e feltro» (Inf I 105)

A voi pauci sed electi seguaci di quest'umile blog felice primavera! nell'allegata foto eccomi, per la prima volta con indosso il vecchio cappello di feltro di famiglia, alle prese con la venticinquesima versione (contando solo quelle stampate) della canzonetta in 222 endecasillabi per la più parte rolliani e dattilici De melanchōliæ remēdiis. Luogo: cortile della facoltà di economia, Capua, Italia. Tempo: 20 marzo 2015, ore 13.42. Foto di Roberto Alvino. Sulla lunga elaborazione della poesia suddetta vedi qui. Quanto al feltro, vale a dire il cappello, era in casa almeno dagli anni '70.

giovedì 19 marzo 2015

Descrizione sommaria della Ruota assiologica palascianiana

Mentre prosegue in tutta euforia, eudemonìa, pandemonio maniacale e panstilismo stilosissimo l'elaborazione della poesia più elaborata della mia vita di poeta (la canzonetta De melanchōliæ remēdiis, giunta ormai alla ventiquattresima versione e al trentatreesimo giorno di continuo lima lima e sega sega; vedi post precedente), ogni tanto m'esce spontanea qualche poesia minore, scritta in fretta e semplicetta; ed ecco una di queste fresca fresca, di serata, accessoria alla didattica filosofica; vedi, nello specifico, la voce della Palascianopedìa relativa alla Ruota in questione.


DESCRIZIONE SOMMARIA
DELLA RUOTA ASSIOLOGICA
PALASCIANIANA

10 QUARTINE ABBA DI ENDECASILLABI

Sette cose ci rendono felici.
Altre sette ci rendono infelici.
Altre due posson renderci infelici
o, a seconda dell’uso, anche felici.

Queste due sono TECNICA e MAGIA.
L’una a destra, sull’arco Razionale.
L’altra a sinistra, sull’Irrazionale.
Archi complementari in simmetria.

Se dall’orizzontale al verticale
passiamo, altri due archi l’uno opposto
vediamo all’altro. In alto trova posto
il Bene. In basso trova posto il Male.

L’ORDINE è al sommo, e con FILANTROPIA
fa un tutt’uno, alla cui sinistra sta
l’EROS, insieme all’AFFETTIVITÀ;
tutto questo è anche agàpe, amor, filía

come lo è, sulla destra, la CULTURA,
in uno con la COMUNICAZIONE.
FILOSOFIA sotto di ciò si pone.
E sotto d’essa sta la SCIENZA pura.

Ad Eros e affettività, a sinistra,
sottostà l’ARTE. E sotto d’essa è il GIOCO.
Queste le sette cose che non poco
ci fan felici, e il sol Bene amministra.

Il sol Male amministra le altre sette,
specchio nero alle prime. E son: MERCATO
piú POLITICA, unico mostro alato;
BUROCRAZIA, piú giú, senz’ali o alette,

pure a destra; a sinistra: RELIGIONE;
sotto, il TROGOLO; e, un poco piú bestiale,
la SELVA, che sul lato Irrazionale
dà inizio agli imi mali; REPRESSIONE

dà loro inizio a destra; e piú violenza
che nei due campi attigui, infine, include
il CRIMINE, o che uccida a mani nude
o intessa frodi. E chiusa è la sequenza.

Al centro della Ruota si può porre
l’Uomo integrale, che ogni virtú e vizio
conosce, e d’une e d’altri fa esercizio
a seconda del sogno che rincorre.

sabato 28 febbraio 2015

Sul lavoro del poeta e sulla ricerca di un aggettivo per i ragazzi atletici dal torso peloso

Chi non ne è dentro non può capire che significhi comporre alta letteratura!

Sì, è difficile.

Siamo già alla nona versione, contando solo le correzioni in cartaceo, del poemetto iniziato due settimane fa, De melanchōliæ remēdiis. A ogni versione emergono nuovi, numerosi, brulicosi problemi eufonici, lessicali, stilistici, etici ecc.

Versi che parevano definitivamente fissati si svelano ancora fluidissimi sotto la crosta. Intanto dai 42 della prima versione siamo arrivati ai 154 di adesso, e per fortuna almeno quanto a lunghezza ci siamo stabilizzati. In questa intelaiatura pergolesiosa di endecasillabi a minore per lo più rolliani e dattilici c’è tutto quello che doveva esserci. La sinfonia ha la sua architettura, la sua sostanza, la sua coerenza...

[Nota futura: tra il 14 e il 16 marzo i versi saliranno a 200; il 19 marzo saliranno a 222, e così via; l'8 aprile a 250, e sarà la quarantaseiesima versione. Butterò infine tutto, ritenendolo roba impubblicabile.]

Per il resto, neuroni a andar sù e giù come operai sulle impalcature, è un tormento continuo, e insieme una esaltazione fibrillante, che m’agita e vivifica lunghe ore, lungo il giorno intero e da un giorno all’altro, tra ansia di finire e godimento di attività infinita.

Poc’anzi, per dirn’una, dopo una selva di tentativi di soluzione qual più dianoico qual più noetico, m’è fiorito sul foglio un neologismo da brivido, lutrìneo, cioè relativo alle lontre*, utile a descrivere i torsi pelosi dei ragazzi di corporatura atletica o astenica. Parola che sa un po’ di lurco, un po’ di tricotico e un po’ di apollineo. ursino non sarebbe andato bene, ché val solo per chi ha corporatura picnica.*

In tutto ciò non posso fare a meno di pensare a tutti quei giovani e men giovani poeti, lutrìnei o latrìnei che siano, che buttano giù una versione sola e non la correggono neanche mezza volta!, devoti al feticcio di non so qual «libertà», semantica vuotaggine di cui tanti si empiono la bocca e i gabbianeschi cuori. Ma come si fa, come si fa?

Con che coraggio vengon poi a domandarmi, uno al mese, che cosa io pensi della loro arte?

È poi così difficile capire quanto sia rara la perfezione a prima botta, e che essa può riguardare magari un verso, al limite una strofa, ma quasi mai una poesia intera, e men che mai un intero libro?

Sì, è difficile.

martedì 17 febbraio 2015

Se il tempo fosse un gambero

Appena letto dell’esperimento di Kater Murch et alii che parrebbe aver provato che a livello microscopico esistono fenomeni di inversione della direzione del tempo, son corso a domandare a un amico scienziato:
Sai, vivo nel terrore che la cacca risalga dagli oceani, percorra le fognature, rientri nelle nostre case, riemerga dai nostri water e si reintroduca nei nostri corpi... ma trattandosi qui di eventi macroscopici non accadrà mai, vero? vero? Oo
 (Vedi qui o, in caso si abbiano difficoltà anglofonologiche, qui.)

Letto l’articolo, l’amico prof commenta:
Come al solito la press release è completamente deformata. Loro hanno solo testato due metodi di calcolo che dànno risultati contrastanti... bisogna capire dov’è l’inghippo prima di mandare a quel paese la causalità. 
 Cavàtene or buon pro, se ciò interèssavi.