mercoledì 25 gennaio 2012
Capua-Napoli-Marcianise-Capua
Quanto sarebbe più bello e interessante questo blog, se vi riportassi tutto quello che mi accade ogni giorno! Per scrivere su carta il diario di ieri, oggi, ci ho messo cinque ore e mezza (e non essendo ad arte non è qui pubblicabile). Una giornata così densa, stratificata e significativa potrebbe anche servire da base per un nuovo Ulisse joyciano. Ma giornate così non sono poi eccessivamente rare, nel mio diario; e quanti Ulissi uno dovrebbe scrivere? Intanto, di far la sintesi non varrà la pena, perché la più parte della bellezza è nei dettagli. E ora di dettagliare degnamente non c'è tempo. Né, incombendo altri agenda, ne avrò poi. Qui dirò solo che, all'incirca, sono uscito di casa all'una e dieci del pomeriggio, e vi sono rientrato alle tre e quaranta di notte, dopo mille epifanie; e che i toponimi del mio itinerario, posti in sequenza, formano l'endecasillabico titolo di questo post che non racconta niente, nemmeno con una foto.
domenica 15 gennaio 2012
Alla scoperta del BAD museum
Iersera sono stato per la prima volta al BAD museum di Casandrino, sede d'eventi alati (progetto APO_Zona ecc.), mecenate Giuseppe Buonanno; e avevo da esserci come umile spettatore, invece m'hanno (Antonio D'Agostino e Salvatore D'Angelo) gioiosamente accalappiato e sbattuto sul palco a (essendo io in ciò, secondo loro, il più bravo) declamare, a monte e a valle d'un intervento critico di Gerardo Pedicini, le filastrocche o meglio filastracche incluse nell'album artistico figurativo Non capisco un'acca di Maurizio Ceccato (e, già che c'ero, in un secondo momento ho somministrato alla gentile platea una mia poesia dendrosintetica); per la quale prestazione sono stato gratificato d'una copia omaggio del volume, nonché di pizza e compizzatico alla pizzeria di Melito Aret' 'o campanaro. Nel mezzo, due magnifiche notizie: a marzo si terrà al BAD la presentazione della nuova edizione degli *** di ***, presente l'autore; e a presentare sia cotanto autore sia cotanta opera, naturalmente, sarò io. Oh, what a GOOD museum!
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| Palasciano declama al BAD museum, 14 gennaio 2012. |
mercoledì 21 dicembre 2011
Serata di poesia a Palazzo Lanza, se per Capua c'è ancora una speranza
Cliccate qui per il grandioso resoconto della dodicesima e ultima puntata di De natura mundi. Sto intanto preparandomi per il reading a sei voci che si terrà giovedì 29 dicembre, alle ore 21.00, a Palazzo Lanza (Capua, corso Gran Priorato di Malta 25), nella sala eventi della libreria Guida Capua. Venghino, siori, venghino: l'è pure a ingresso libero.
Di che si tratta? dell'Azione n. 7 di Letteratura Necessaria. Esistenze e resistenze, un progetto poetico che dal 29 ottobre sta cucendo l’Italia avanti e indietro: a Bologna si sono tenute l’Azione n. 0, n. 1 e n. 4; la n. 5 a Reggio Emilia, la n. 3 a Parma, la n. 2 a Milano; la n. 6 si è tenuta a Roma; per la n. 7 concorrevano Napoli, Caserta, Capua... e se ha stravinto quest'ultima, è stato puramente pel prestigio dell'Accademia Palasciania. Città ingrata, ringrazia!
Credo che per l'occasione darò lectura (mi sto cronometrando, non tremate) d'una sceltina di mie gemme vecchie e, a chiudere, la mia ultima cristallina poesia dendrosintetica, di cui questo è un assaggio: «Nigerrimi, gl’ischeletriti rami / semoventi in avanti / del Nulla fatto bosco, ecco, già invadono / le per nulla opponenti resistenza / corone floreali roteanti / del mondo accanto, e van fagocitandole...»
Ma ecco la lista completa, in ordine alfabetico, dei poeti in gioco (con la prima e con l'ultimo già ho bagaglietto di comuni imprese): Viola Amarelli, Enzo Campi, Jacopo Ninni, Marco Palasciano, Lucia Pinto, Daniele Ventre.
«Lo scopo del progetto», dice Enzo Campi che ne è il promotore, «è essenzialmente quello di far circolare i libri e le cosiddette risorse umane creando dei momenti di aggregazione, scambio e confronto che possano abbattere qualsiasi tipo di divisione. [...] Semplificando e riducendo, si potrebbe dire che se le “esistenze” sono riconducibili ai libri in quanto oggetti fisici, le “resistenze” rappresentano le azioni di quei soggetti fisici che producono i libri. Aggiungendo una sola caratterizzazione: il fatto di ostinarsi, per esempio, a produrre e a spacciare poesia, oggi come oggi, deve essere considerato come un vero e proprio atto politico. In tal senso ogni azione di questo tipo viene a rivestirsi di un plusvalore sociale».
E noi che plusvaliamo
poetiam, poetiam, poetiamo! ;-)
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| Viola Amarelli e Marco Palasciano. L'angolo delle storie, Avellino, 2010. |
Credo che per l'occasione darò lectura (mi sto cronometrando, non tremate) d'una sceltina di mie gemme vecchie e, a chiudere, la mia ultima cristallina poesia dendrosintetica, di cui questo è un assaggio: «Nigerrimi, gl’ischeletriti rami / semoventi in avanti / del Nulla fatto bosco, ecco, già invadono / le per nulla opponenti resistenza / corone floreali roteanti / del mondo accanto, e van fagocitandole...»
Ma ecco la lista completa, in ordine alfabetico, dei poeti in gioco (con la prima e con l'ultimo già ho bagaglietto di comuni imprese): Viola Amarelli, Enzo Campi, Jacopo Ninni, Marco Palasciano, Lucia Pinto, Daniele Ventre.
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| Enzo Campi. |
E noi che plusvaliamo
poetiam, poetiam, poetiamo! ;-)
giovedì 15 dicembre 2011
Tutto quello che avete sempre saputo sul mondo ma che non avete mai avuto il coraggio di credere
Cliccate qui per il grandioso resoconto dell'undicesima puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando la dodicesima. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania.
[...] lunedí 19 dicembre a Palazzo Fazio (Capua, via Seminario 10) [...] alle 21.30 si terrà la lezione La finestra sul paradiso: il mondo tra diecimila anni. Le molte idee dispiegatesi nel corso delle puntate precedenti convergeranno qui – per il filtro d’un fascinoso connubio di umanesimo e fantascienza – in un’unica visione, un compendio di storia del miglior futuro possibile, una sorta di testamento spirituale di Marco Palasciano [...]. Quiz a premi, musica e momenti di laboratorio teatrale arricchiranno ulteriormente questo gran finale [...]. A coronamento del seminario saranno consegnati i diplomi dell’Accademia Palasciania e si celebrerà con una torta «di stelle» anche il 27° anniversario dell’incipit del Diario palascianiano, opera monumentale in via di conversione in enciclopedia. Il brindisi finale – accompagnato dal peana di Dante ad Apollo – si terrà dopo la mezzanotte, momento in cui si toccherà l’ottantesimo giorno dall’inizio di De natura mundi.Non mancate! è l'ultima puntata! dolci, vini, attestati, premii, giochi, musica, teatro, poesia, scienza, fantascienza... che volete di più? ed è tutto gratis.
sabato 10 dicembre 2011
Come ti sistemo i massimi sistemi
Cliccate qui per il resoconto della decima puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando l'undicesima. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania.
Alle ore 21.30 di domenica 11 dicembre, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25) la puntata n. 11, intitolata Alla base di tutto non c’è il Nulla ma il Tutto. Dall’estasi razionale alla religione giocattolo, riprenderà molte questioni lasciate volutamente in sospeso nelle puntate precedenti. Per esempio nella settima si era accennato al «superamento, non la banale esorcizzazione, del timore della morte», e a come l’emblema di tale superamento sia il «trionfo dell’istante sull’eternità»; si intreccerà ora quest’immagine con la teoria di Barbour sull’inesistenza del tempo, e simili interpretazioni del mondo come sovrapposizione di aspetti reali e illusorii. Tutti i fili del discorso convergeranno sull’intavolatura della «migliore religione possibile», frutto del connubio di logica e fantasia (con tutta un’impressionante mitologia in nuce: i demiurghi, i caògeni, i dormienti…), per poi rimettere in discussione pure questo con un’ultima mossa. Ma a prescindere dai maxi-sistemi in gioco sulla scacchiera, la lezione toccherà anche ipotesi extravaganti come la metempsicosi a zig zag (a crederci non schiaccereste piú una zanzara) e altre piú elevabili ad assioma, come la preesistenza dell’eros e dei colori ai corpi e alla luce.Tutto gratis, come sempre. Non mancate! siamo ormai alla penultima puntata!
venerdì 9 dicembre 2011
Omaggio a Ken Russell
Tardi ho appreso della morte, avvenuta il 27 novembre scorso, di Ken Russell, che mi era caro soprattutto per Lisztomania (qui il trailer, qui tutto). Di séguito riporto, in merito, un passo da Il ritorno di Astrea in astronave, lezione n. 6 (tenuta il 7 novembre) del mio seminario-spettacolo De natura mundi, di cui peraltro la lezione n. 8 s'è intitolata Chrisztomania proprio in omaggio a Russell.
[...] l’arte postmoderna non è male, diversamente dalla filosofia postmoderna. Anzi può essere molto buona. Ciò non deve stupire, in quanto l’aggettivo che designa un’epoca non significa necessariamente la stessa cosa qualunque sia il sostantivo cui si attacchi. Per esempio, la musica barocca non ha niente a che fare con la filosofia barocca: cosa mai c’entrerà L’incoronazione di Poppea di Monteverdi con il Discours de la méthode di Cartesio? Addirittura, la letteratura postmoderna presenta dei punti in comune con alcuni esiti rinascimentali, considerato che suoi tratti distintivi sono il polistilismo, il polilinguismo... [...]
E io che [...] in gioventú – per mia ignoranza – non sapevo neanche cosa significasse la parola postmoderno, nel 1995 fui cosí descritto da Marisa Bulgheroni sulle pagine dell’«Indice dei libri del mese» [...]:
Qui il postmoderno, nella sua declinazione artistica di gioco combinatorio di materiali eterogenei, è completamente scoperto, è pura ironia, è talmente eccessivo che si capisce che il regista vuol prendere per il culo il postmoderno stesso. Il risultato è un capolavoro.
Tutt’altro è il postmoderno dei film di cassetta. Un postmoderno subdolo, perché gli anacronismi che ci sono non sono palesi, perlomeno non allo spettatore medio. Per rendere digeribile alla massa Shakespeare, nel film Shakespeare in love il regista – che non so chi sia – dipinge il grande drammaturgo rinascimentale come una sorta di sceneggiatore dei giorni nostri, quanto a spirito, pur senza mettergli una macchina per scrivere tra le mani. [...]
| Ken Russell. |
[...] l’arte postmoderna non è male, diversamente dalla filosofia postmoderna. Anzi può essere molto buona. Ciò non deve stupire, in quanto l’aggettivo che designa un’epoca non significa necessariamente la stessa cosa qualunque sia il sostantivo cui si attacchi. Per esempio, la musica barocca non ha niente a che fare con la filosofia barocca: cosa mai c’entrerà L’incoronazione di Poppea di Monteverdi con il Discours de la méthode di Cartesio? Addirittura, la letteratura postmoderna presenta dei punti in comune con alcuni esiti rinascimentali, considerato che suoi tratti distintivi sono il polistilismo, il polilinguismo... [...]
E io che [...] in gioventú – per mia ignoranza – non sapevo neanche cosa significasse la parola postmoderno, nel 1995 fui cosí descritto da Marisa Bulgheroni sulle pagine dell’«Indice dei libri del mese» [...]:
I narratori piú attenti alla contemporaneità subiscono le suggestioni, per echi e riflessi, del postmoderno americano come linguaggio della contaminazione e della frantumazione culturale, ma anche di una fabulazione che rimescola generi e stili in chiave grottesca e opera eretiche revisioni della Storia. Senza queste suggestioni non avremmo – tra gli inediti finalisti – un testo eterogeneo e rutilante come Prove tecniche di romanzo storico di Palasciano, che – senza forse conoscere Il coltivatore del Maryland di John Barth, irriverente lettura del mito di Pocahontas – rovescia il rapporto con il passato azzerandolo fino a vedere nel Congresso di Vienna una sorta di Giochi senza frontiere.In realtà ero stato influenzato, piú che altro, da Lisztomania, un film di Ken Russell del 1975. Si tratta di una meravigliosa trasposizione delirante della vita di Franz Liszt [...]. La biografia di Liszt è sviluppata da Russell come una sorta di fumettone, saturo di erotismo felliniano ma soprattutto di anacronismi sfacciati e di citazionismo esasperato, dove Liszt è una sorta di rockstar, Wagner è un vampiro che gli succhia la musica dal collo, il Liszt degli anni felici è un Charlot con tanto di bombetta e bastone, il Liszt abate è beccato a letto con una amante dal papa – interpretato da Ringo Starr – che gli ordina di salvare il mondo andando a sfidare Wagner nel suo castello maledetto, dove il diabolico Wagner – che intanto ha sposato e plagiato la figlia di Liszt, Cosima – ha creato un mostro, il Superuomo, ma è egli stesso – dopo la propria morte – a trasformarsi in Hitler [muor qui anche Liszt]... e non vi dico il resto.
Qui il postmoderno, nella sua declinazione artistica di gioco combinatorio di materiali eterogenei, è completamente scoperto, è pura ironia, è talmente eccessivo che si capisce che il regista vuol prendere per il culo il postmoderno stesso. Il risultato è un capolavoro.
Tutt’altro è il postmoderno dei film di cassetta. Un postmoderno subdolo, perché gli anacronismi che ci sono non sono palesi, perlomeno non allo spettatore medio. Per rendere digeribile alla massa Shakespeare, nel film Shakespeare in love il regista – che non so chi sia – dipinge il grande drammaturgo rinascimentale come una sorta di sceneggiatore dei giorni nostri, quanto a spirito, pur senza mettergli una macchina per scrivere tra le mani. [...]
Tag:
Ken Russell
mercoledì 7 dicembre 2011
L'interpretazione (teatrale, questa volta) del mondo
Scene da Il mirino di Amleto. Te lo do io il laboratorio teatrale (e filosofico), decima lezione-spettacolo – qui il riassunto d'essa – del seminario di Marco Palasciano De natura mundi. L'interpretazione del mondo in ottanta giorni. Palazzo Fazio, Capua, 5 dicembre 2011. Foto di Carolina Pragliola.
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| Il mirino di Amleto. |
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| Una guardia parla a Orazio delle apparizioni dello spettro. |
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| Gli stessi di fronte allo spettro riapparso. |
| Orazio decide che occorre informare Amleto delle apparizioni. |
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| Polonio espone al re la sua teoria circa la pazzia di Amleto. |
| Amleto pronto a sparare al re. |
| Il re in preghiera. |
| Polonio chiama aiuto vedendo la regina aggredita. |
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| Polonio morente: «Qualis artifex pereo!». |
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| Amleto uccide il re. |
giovedì 1 dicembre 2011
E si ritorna a far laboratorio, questa volta teatrale e non scrittorio
Cliccate qui per il resoconto della nona puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando la decima. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania.
Tutto gratis, come sempre. Ah! vi consiglierei di portare qualche coperta: potrebb'essere utile come costume di scena, se non per altro.Alle ore 21.30 di lunedí 5 dicembre, a Palazzo Fazio (via Seminario 10) si terrà Il mirino di Amleto. Te lo do io il laboratorio teatrale (e filosofico). La sala si trasformerà in un’insolita bottega teatrale, metateatrale e metafisico-teatrale: per una sera le parole «interpretazione del mondo» assumeranno senso attoriale, e la lezione-spettacolo sarà piú spettacolo che lezione. Dall’improvvisazione alla drammaturgia, dallo psicodramma alla pulcinellata, da Amleto alla Tempesta, per un nuovo e piú appassionante «viaggio al fondo dell’anima» (come già è stato nella puntata n. 4) in forma di laboratorio alla «te lo do io» (come già nella n. 5). Tutti gli spettatori in cui nascerà la voglia di mettersi in gioco saranno coinvolti nella messinscena, tra zoo umano, scenografie sonore, tenzoni in rima, mimo, oi dialogoi, delirio, multiscene ed altro ancora. Infine riceveranno un libro in omaggio.
Marco Palasciano legge Dante.
Teatro Mohole, Milano, 2008.
venerdì 25 novembre 2011
Lettera di uno spettatore
«Caro Marco, non puoi immaginare come mi sia sentito bene ieri sera, in pace con me stesso, quasi redento. Il tuo severo magistero mostra quello slancio della superiorità che rianima le speranze per qualche parte mortificate dal valore troppo modesto di tutto il resto», mi scriveva tre settimane fa uno spettatore dei più assidui di De natura mundi. Riporto ora una parte della lettera da me ricevuta, dopo l'ottava lezione, da un altro gentile e ormai assiduo spettatore, residente in Lazio (mentre chi abita a un passo mi diserta: nemo propheta in Capua!), all'epistolare scrittura ispirato anche dalla visione d'un barattolo manzoniano; che per mia fortuna non è il notiore Merda d'artista (quella, infine, da far magari scrosciare in capo alle «mandrie anestetizzate» e ai «fattori» loro), bensì l'opera qui riprodotta in foto. Quanto al «palazzo gelato» citato, è Palazzo Fazio, dove dall'anno scorso ahimè i riscaldamenti sono guasti; e il «soppalco» la sala eventi di Palazzo Lanza.
All’improvviso, per il tipico gioco che fanno gli specchi riflettenti, dopo secoli mi sono imbattuto di nuovo in Piero Manzoni. Scontro frontale con la linea di lunghezza infinita, senza esclusione di colpi. Perdita di coscienza del sottoscritto con successivo rinsavimento tra le braccia dello spazialismo (altro che sindrome di Stendhal). Trip meditabondo-meditativo a tratti allucinato.
Lungo il percorso, sopraggiungono frammenti sparsi delle tue lezioni, che con la lunghezza (cronometrica) e l’infinità (spazio-temporale dello Spirito che si fa Parola) hanno molto a che vedere.
Mi sono divertito a fare questa riflessione: anche dentro a un manzoniano barattolo sigillato, da profeta ispirato e orwelliano quale sei, non ti perderesti d’animo: fino all’ultima molecola d’ossigeno cospireresti con te stesso per occupare lo spazio vuoto popolandolo di analisi filologiche, divulgazioni erudite, citazioni ironiche, autocitazioni ispirate. Forte dell’inneres Auge piantato in fronte, ti produrresti in una sistematica resistenza verticale al vuoto orizzontale che ti circonderebbe. Resistenza, quindi pressione, infine energia propulsiva per schizzare fuori dal barattolo («L’ignoranza non è forza!» «La libertà non è schiavitù!», ti sentirei urlare come un eroe col mantello di pergamena). Riprecipiteresti sul palco del teatro, o della vita, che poi sono la stessa cosa. Un inchino alla platea, e via col De natura mundi.
Sempre Manzoni, a proposito dello spazio totale: «Il verificarsi di nuove condizioni comporta, con la necessità di nuove soluzioni, nuovi metodi, nuove misure; non ci si stacca dalla terra correndo e saltando; occorrono le ali; le modificazioni non bastano; la trasformazione deve essere integrale».
Non so se le trasformazioni che affrontiamo alla fine trovino un compimento sferico. Non so neanche se il concetto di «integrale» sia giusto. Ma di certo dietro il tuo correre e saltare (dialetticamente parlando) si aprono le ali che ti staccano da terra. E noi con te ci avviciniamo a quanto di più spirituale un palazzo gelato o un soppalco possano permettere; sorvoliamo le mandrie anestetizzate, i loro messia rovesciati, i fattori col bestiame che rumina balordo nei ministeri e in mezzo ai palinsesti delle televisioni generaliste e nelle associazioni inconcludenti e nelle finte conventicole, e con entusiasmo non resisteremmo alla tentazione di produrci in una scrosciante cascata di merda per vendicarci. Per battezzarli. E possibilmente, dopo il perdono, svegliarli dall’incantesimo.
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| Piero Manzoni, Contiene una linea di lunghezza infinita, 1960. |
Lungo il percorso, sopraggiungono frammenti sparsi delle tue lezioni, che con la lunghezza (cronometrica) e l’infinità (spazio-temporale dello Spirito che si fa Parola) hanno molto a che vedere.
Mi sono divertito a fare questa riflessione: anche dentro a un manzoniano barattolo sigillato, da profeta ispirato e orwelliano quale sei, non ti perderesti d’animo: fino all’ultima molecola d’ossigeno cospireresti con te stesso per occupare lo spazio vuoto popolandolo di analisi filologiche, divulgazioni erudite, citazioni ironiche, autocitazioni ispirate. Forte dell’inneres Auge piantato in fronte, ti produrresti in una sistematica resistenza verticale al vuoto orizzontale che ti circonderebbe. Resistenza, quindi pressione, infine energia propulsiva per schizzare fuori dal barattolo («L’ignoranza non è forza!» «La libertà non è schiavitù!», ti sentirei urlare come un eroe col mantello di pergamena). Riprecipiteresti sul palco del teatro, o della vita, che poi sono la stessa cosa. Un inchino alla platea, e via col De natura mundi.
Sempre Manzoni, a proposito dello spazio totale: «Il verificarsi di nuove condizioni comporta, con la necessità di nuove soluzioni, nuovi metodi, nuove misure; non ci si stacca dalla terra correndo e saltando; occorrono le ali; le modificazioni non bastano; la trasformazione deve essere integrale».
Non so se le trasformazioni che affrontiamo alla fine trovino un compimento sferico. Non so neanche se il concetto di «integrale» sia giusto. Ma di certo dietro il tuo correre e saltare (dialetticamente parlando) si aprono le ali che ti staccano da terra. E noi con te ci avviciniamo a quanto di più spirituale un palazzo gelato o un soppalco possano permettere; sorvoliamo le mandrie anestetizzate, i loro messia rovesciati, i fattori col bestiame che rumina balordo nei ministeri e in mezzo ai palinsesti delle televisioni generaliste e nelle associazioni inconcludenti e nelle finte conventicole, e con entusiasmo non resisteremmo alla tentazione di produrci in una scrosciante cascata di merda per vendicarci. Per battezzarli. E possibilmente, dopo il perdono, svegliarli dall’incantesimo.
mercoledì 23 novembre 2011
Siamo uomini o čapekkàreli?
Cliccate qui per il resoconto dell'ottava puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando la nona. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania.
Tutto gratis, come sempre. Intanto, se non v'è trasparente il titolo del post, Siamo uomini o čapekkàreli? (cfr. Siamo uomini o caporali?), traduco: Siamo uomini o cose come quelle immaginate da Karel Čapek (e cioè i robot)?Alle ore 21.30 di domenica 27 novembre, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25) incontreremo The Doctor and the Robots. La guerra delle due cose: anima e corpo. La questione body/mind, già introdotta durante la scorsa puntata (Chrisztomania) e qui ripresa, sarà letta non solo in chiave fisiologica e filosofica (dagli aedi a Platone, da Cartesio alle neuroscienze) ma anche in chiave fantascientifica, orrorifica ecc., tra Pinocchio e i Terminator, con riferimento nel titolo alle tante creature robotiche e variamente finto-umane incontrate nei suoi viaggi dal protagonista di Doctor Who. Un altro Dottore in gioco sarà il medico e umanista Ferdinando Palasciano (1815-1891), del quale sarà la vigilia del 120° anniversario della morte, e al quale farà da contraltare nella nostra Wunderkammer immaginaria il diabolico professor Coppelius, maniaco del trasformare gli esseri umani in macchine e le macchine in esseri umani.
Fotogramma da Metropolis
(1927) di Fritz Lang.
giovedì 17 novembre 2011
Il Vangelo secondo Marco Palasciano
Cliccate qui per il bellissimo resoconto della settima puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando l'ottava. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania.
Tutto, come sempre, gratis et amore Dei.Alle ore 21.30 di lunedí 21 novembre, a Palazzo Fazio (via Seminario 10) si terrà Chrisztomania (titolo ispirato a Lisztomania di Ken Russell), lezione-spettacolo articolata in due parti ben diverse per tono: intensamente drammatica la prima, sulle origini del cristianesimo; satirica la seconda, sull’ipocrisia dei falsi cristiani. Lo spettatore verrà immerso nella realtà umana del Vangelo e, di contro, nella disumanità surreale degli «scribi e farisei» di prima e dopo l’editto di Tessalonica, partendo dall’ispirazione che spinse Gesú di Nazareth a predicare l’amore universale e finendo con la sua doppia crocifissione: a opera dei sicari quella del corpo, a opera dei vicari quella delle idee. Idee di cui piú avanti si assisterà alla resurrezione.
Fotogramma dal Vangelo secondo
Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini.
lunedì 14 novembre 2011
Alle origini della letteratura italiana del XXI secolo, e più in ispecifico dell'opera palascianesca
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| I Quindici. |
Sia l'una sia l'altra potete leggere nell'articolo (vedi qui) rendicontante della vulcanica settima puntata di De natura mundi; dove tra l'altro si è data celebrazione del poetico anniversario, di cui era la vigilia, con un reading da parte mia e un meraviglioso rinfresco offerto di sua sponte dalla gentilissima signorina Carolina, che conobbi due mesi ancor non sono; fu in occasione dell'evento S'i' fossi poeta cangerei 'l mondo (vedi qui); là ella s'innamorò dell'Accademia Palasciania, e di essa già è tra le massime benefattrici. Fosse tutto così l'umano mondo!
mercoledì 9 novembre 2011
Lustro di sette lustri di poesia, Palasciano vi illustrerà la via
Clicchi qui chi desideri sapere come andò la sesta puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando la settima. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania:
L'Ufficio pubbliche relazioni dell'Accademia, come ben qui si vede e oftostrabuzza, continua a spararle sempre più grosse; andrà, temo, a finire che mi faran passare per guru o ciarlatano. Meno male che il seminario è gratis: non ci si può accusare di simonia, almeno. Tra l'altro, mi dicono, domenica ci sarà anche un buffet.Alle ore 21.30 di domenica 13 novembre, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25) si terrà la puntata De vulcani eloquentia. Trionfo del linguaggio sull’indicibile e trionfo dell’istante sull’eternità. La sala eventi della libreria Guida Capua sarà nuovamente adibita a laboratorio di scrittura, per cosí dire; ma a un livello piú profondo, in genere mai toccato dalle botteghe consuete. Saranno ridefiniti i limiti del linguaggio e riposizionato il ruolo della poesia. Col ritorno di Astrea in astronave si è demolito il relativismo postmodernista, restaurando l’idea di un’unica verità oggettiva; si mostrerà ora come il feedback tra scienza, filosofia e arte sia l’unico sistema possibile per la liberazione della verità dal groviglio delle contraddizioni (apparenti) in cui l’universo immerge l’uomo (o viceversa). Una conseguenza tra le altre sarà il superamento, non la banale esorcizzazione, del timore della morte: sia quella dell’uomo, come singolo o come specie, sia quella dell’universo. Sulle questioni metafisiche si tornerà, piú approfonditamente, nell’undicesima puntata; questa settima intanto, coincidendo con la vigilia del 35° anniversario dell’esordio letterario di Palasciano, sarà completata da un reading spettacolare.
M. Palasciano. Foto di O. Soldati.
mercoledì 2 novembre 2011
Specchio ustorio delle mie brame eterne, da' al rogo le immondizie postmoderne
Cliccate qui per l'aureo resoconto, ove v'interessasse, della quinta puntata di De natura mundi. Sto intanto preparando la sesta. Quel che segue, in proposito, è il frammento centrale dall'ultimo comunicato stampa dell'Accademia Palasciania.
Alle ore 21.30 di lunedí 7 novembre, a Palazzo Fazio (via Seminario 10) vi aspetta Il ritorno di Astrea in astronave. Tramonto del postmoderno e rimonta del moderno. Una serata dedicata, tra lazzi carnascialeschi, al rogo di quanto di peggio abbia prodotto la cultura dell’ultimo mezzo secolo e, tra echi di concerto delle sfere celesti, al recupero di quanto di cinquecentesco il razionalismo folle del Seicento e l’irrazionalismo calcolato del Novecento avevano messo in cantina, e che ora va rispolverato in vista del Rinascimento prossimo venturo. Sotto l’egida di Apollo e dell’Apollo 11, assisteremo al matrimonio alchemico di classicismo e futurismo, al trionfo delle n(u)ove Muse su «antanisti» e «trashaiuòli», e alla chiusura ufficiale dei decenni bui della postmodernità.Tutto gratis, come sempre. La prima parte della serata, omette di dire il comunicato, si intitolerà Dall'estetica trascendentale all'anestetica trash-and-antani: mio Dior, come sono caduta in vascio!; la seconda Le Muse intorno alla culla del nuovo Rinascimento.
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| Palasciano legge un brano da Cosmopolis di Stephen Toulmin durante La Grande Ruota delle Umane Cose (De Magna Rota Rerum Humanarum). Palazzo Fazio, 2010. Foto di Patrizio Cimmaruta. |
Dieci anagrammi sul nome di un poeta assassinato il 2 novembre 1975
Da leggere come un racconto solo. La missione dell'intellettuale e dell'artista, la seduzione della corona di lauro, l'anteporre alla cultura paludata il vitalismo popolare, l'eros, il triste finale.
I’ penso al poi. I’ parlo.
Paesi, popoli: ornali.
Proponi lì la poesia.
Poi la prosa. Il pieno.
Allori: oppio, pensai.
Parlo a noiosi pepli.
Penso a popoli ilari.
Priapo apollineo? sì.
Pino Pelosi: ira, palo...
Ali. Poi lo piansero, P.
Già che ci siamo, clicchi qui chi gradisse ascoltarmi leggere, di P., Supplica a mia madre, da Poesia in forma di rosa, 1964.
I’ penso al poi. I’ parlo.
Paesi, popoli: ornali.
Proponi lì la poesia.
Poi la prosa. Il pieno.
Allori: oppio, pensai.
Parlo a noiosi pepli.
Penso a popoli ilari.
Priapo apollineo? sì.
Pino Pelosi: ira, palo...
Ali. Poi lo piansero, P.
Già che ci siamo, clicchi qui chi gradisse ascoltarmi leggere, di P., Supplica a mia madre, da Poesia in forma di rosa, 1964.
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anagrammi,
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