lunedì 3 ottobre 2011

I nudi risultati d'un sondaggio, e relative fette di formaggio

Scrivevo sette mesi e mezzo fa: «Benvenute, o anime gentili! Nella colonna sinistra troverete il sondaggio Quale argomento v'interesserebbe di più veder trattato? Rispondete, cliccando sul cerchiuzzo a lato del vostro argomento preferito, e avrete contribuito a organizzar gli eventi futuri dell'Accademia Palasciania. Grazie».

I sedici argomenti erano quelli degli altrettanti settori della Ruota palascianiana. Dandom'uggia l'idea d'attender oltre, ieri ho chiuso il sondaggio, sebbene appena trentanove utenti in tutto l'universo e in tanto tempo m'abbian degnato d'una rispostina. Ond'ecco il risultato:

8 punti all'Arte.
6 punti a Eros e affettività.
5 punti alla Filosofia.
3 punti a Scienza, Gioco, Crimine.
2 punti a Cultura e comunicazione, Tecnica, Magia, Religione.
1 punto a Mercato e politica, Burocrazia, Selva.
0 punti a Ordine e filantropia, Trogolo, Repressione.

Accorpando i settori a due a due:
11 punti ad Arte e gioco.
7 punti al Significato.
6 punti all'Umana armonia.
5 punti a Scienza e tecnica.
4 punti a Religione e magia.
3 punti alla Violenza innaturale.
2 punti all'Alienazione.
1 punto alla Bestialità.

domenica 2 ottobre 2011

Napoli, 1° ottobre 2011

Che bella mattinata e pomeriggio ch'ò trascorsi a Napoli quest'oggi! Dalle 10.17, ora d'arrivo del regionale da Capua, alle 17.38, ora di ripartenza, almeno nella teoria. Sette ore luminose di sole, amore (spirituale) ed input culturali, in occasione d'un pranzetto a tre fin troppo rimandato!

Il primo degli otto
tomi oggi reperiti.
Dell'avere sfidato ansia e statistiche diarroiche, e preso il treno solo soletto, il Karma m'ha tra l'altro premiato facendomi incorrere in un reperimento meraviglioso: presso una rinomata libreria di Port'Alba, nell'attesa che Rosa tornasse dalle poste, ho pescato ben otto volumi della serie Le letterature del mondo, Sansoni/Accademia; talché d'essa la Biblioteca Palasciania possiede ormai cinquantaquattro tomi su cinquantasei, e ne mancano solo quello sulla letteratura francese dal Romanticismo al Novecento e gli indici. O gioia!

Più tardi abbiamo pure visitato un paio di basiliche famose, quella medievalosa di Santa Chiara (già vista, se memoria non m'inganna) e quella baroccosa di...

— Come si chiama questa chiesa?
Gesù Nuovo.
— Che combinazione: si chiama come la piazza qui di fronte!

Urania su un sarcofago del
II sec., Museo del Louvre.
E che grandeur! Che architettura onirica! Quegli aurei spazi! Quei pilastri immensi! Quella Vergine in piedi sul globo del cosmo, ond'io a pensare alla musa Urania! Quante tombe pre-editto di Saint Cloud, sotto i nostri cauti piedi! Quanti ex voto d'argento inchiodati su muri e volticciòle!... Ma soprattutto che poesia, svoltando, sistemato in due stanze, il mobilio di Giuseppe Moscati: il letto, la poltrona dove morì sereno all'improvviso dopo una veramente santa giornata a dare aiuto a poveri malati, le librerie coi libri, lo scrittoio...

Poi, usciti*, mentre dentro si battezzava un bimbo che tra anni leggendo questo blog trasalirà, e per premiarmi si sbattezzerà, ho acquisito il numero d'ottobre di «Le Scienze» e ci ho trovato almeno un paio di spunti freschi utili al bel seminario che – non so se sapete – parte domani sera: De natura mundi. L'interpretazione del mondo in ottanta giorni. Al quale s'accenna nel verso 2 del sonettaccio d'occasionissima che in duplice copia, quest'oggi, in pizzeria ho ai miei amici consegnato:


SONETTO TARDIVO
PER I COMPLEANNI DI CARMINE E ROSA
Pur se mancano ormai sol poche ore
a De natura mundi, lectio prima,
ci tengo a dedicare qualche rima
a voi – ch’oggi vedrò – con tanto amore.

Te, Carmine, e te, Rosa: Poesia e Fiore!
non qual questa poesia ch’è senza lima,
fiore di carta che la vostra stima
diminuirà nell’arte dell’autore…

Io sono il can che porta un osso al bimbo
suo padrone, e voi in due quel bimbo stesso.
Fa schifo, sí, ma è tutto ciò che avea

quel cane questo dono. Or voi nel limbo
non lasciatemi: dite presto, adesso,
se voi m’amate ancor, mio dio! mia dea!

* Rosa, ciò letto, ratta mi corregge: «A onor del vero la rivista l'hai presa prima di entrare in chiesa, non dopo».

giovedì 29 settembre 2011

De natura mundi. L'interpretazione del mondo in ottanta giorni

P. in S'i' fossi poeta cangerei 'l
mondo
. Foto di Domenico Frattini.
Santi Numi! Savi Lumi! Non ho fatto manco in tempo a scribacchiar su uno straccio il resoconto dell'evento di sabato scorso, S'i' fossi poeta cangerei 'l mondo, né ad adunare tutte le schede dei poeti coinvolti e pubblicarle nel sito di 100 Thousand Poets for Change... e già incombe una nuova e più ambiziosa, più vertiginosa impresa. Non pago d'aver tenuto lo scorso stressant'anno otto lezioni-spettacolo a Palazzo Fazio (vedi qui), per l'autunno 2011 mi trovo costretto dai pungoli d'Apollo, dai canti sireneschi delle Muse e dalle occhiatacce della strige sull'omero d'Atena a risalir sul palco per nuove piroette filosofiche; e non soltanto là a Palazzo Fazio, ma stavolta pure a Palazzo Lanza. Ben dodici saranno le puntate, sei di qua e sei di là, a rimbalzo. Questo il titolo del seminario, o polilogia sofodrammatica, o quel che sia: De natura mundi. L'interpretazione del mondo in 80 giorni.

P. in La Grande Ruota delle Umane
Cose
. Foto di Matteo Mastantuoni.
Si parte infatti per questo «viaggio straordinario [...] attraverso la visione del mondo caratteristica dell’incipiente Nuovo Rinascimento», come qui scrive l'Accademia Palasciania sua organizzatrice (in collaborazione con Associazione culturale Architempo, Cooperativa culturale Capuanova, Libreria Guida Capua e Librerie Uthòpia), già domenica 2 ottobre, per proseguire fino a lunedì 19 dicembre; anzi martedì 20, giacché la puntata finale sforerà la mezzanotte («fra brindisi e peana») apposta per «toccare l’ottantesimo giorno e cosí giustificare il sottotitolo» L'interpretazione del mondo in ottanta giorni, a gloria di Jules Verne e della ludolinguistica ircocervide. Quanto a De natura mundi, mi girava per il capo forse da venti se non trenta anni, come titolo ideale d'una mia futura summa filosofica: ne prendano nota i filologi palascianisti, per quando i miei trattati saran postumi, e ahimè incompiuti come tutto il resto.

Il materiale delle prime due lezioni, propedeutiche alle dieci nuove, sarà lo stesso di De Magna Rota Rerum Humanarum: la sistemazione delle pratiche e dei valori umani nella Ruota palascianiana, lezione tenuta lo scorso 27 aprile al liceo Giannone di Caserta (qui l'annuncio, qui il poi), la cui mole di tre ore sarà ora divisa in due parti di un'ora e mezza. La prima andrà in scena a Palazzo Lanza alle 21.30 di domenica 2 ottobre, la seconda a Palazzo Fazio lunedí 10 ottobre alla stessa ora.

giovedì 22 settembre 2011

Nel decimo anniversario della prima idea della Ruota palascianiana


Ricorre oggi, 22 settembre 2011, non solo il compleanno d'una Rosa rosarum a me cara (qui e qui dei vecchi versi genetliaci per lei da me composti; ahimè, mò con l'evento di posdomani da parare non ho avuto né la testa né il tempo per un sonettaccio nuovo [aggiornamento: cliccate qui!]), ma anche il decimo anniversario della formulazione della prima versione della Ruota palascianiana. Come riporta la Palascianopedia, quella «prima idea, rozzamente storicistica», si trova documentata nel mio diario del 22 settembre 2001.

Questo l'incipit dell'annotazione: «La tavola cromatica zodiacale mi ispira a un tratto potentemente una correlazione precisa tra il susseguirsi ciclico dei colori e la ciclicità della storia». Colori la cui ruota, successivamente, non avrà più alcuna corrispondenza univoca con la Ruota palascianiana; puro arbitrio ornamentale saranno quelli da me usati per l'acrilico su tela del 2010 che la illustra, e che potete vedere nella foto qui sopra.

La Ruota palascianiana ha subìto negli anni, infatti, una complessa evoluzione, sia formale sia di significati, che dalla primitiva articolazione in dodici settori l'ha portata infine agli attuali sedici, passando per la tenace versione a otto.

Della mia speculazione intorno a un tale «giocattolo» filosofico, ho cominciato l'autunno scorso a divulgare i risultati provvisori nel corso di apposite pubbliche conferenze, a partire dal ciclo di otto «lezioni-spettacolo» di La Grande Ruota delle Umane Cose (De Magna Rota Rerum Humanarum), che ha consacrato la Ruota palascianiana come la struttura base intorno alla quale ho da sistematizzare la mia filosofia.

Ed ecco i link alle cinque voci che attualmente la Palascianopedia dedica alla Ruota e alle opere ed eventi a essa collegati, se qualche cosa in più v'interessa saperne:
Ruota palascianiana
prima idea della Ruota palascianiana
evoluzione della Ruota palascianiana
Paradigmo ovvero Hypnerotomachia Palasciani
I dieci mondi dell'umano spirito
La Grande Ruota delle Umane Cose (De Magna Rota Rerum Humanarum)

martedì 20 settembre 2011

S'i' fossi poeta cangerei 'l mondo. Una serata tra poesia e utopia

Torno in scena. Sabato 24, nel bel cortile di Palazzo Lanza. L'evento, il cui sottotitolo è (e ho detto tutto) Una serata tra poesia e utopia, è intitolato S'i' fossi poeta cangerei 'l mondo, con ovvio riferimento ai poets for change (qui il sito) e, contemporaneamente, al celeberrimo dei sonetti di Cecco Angiolieri, «S'i' fosse foco arderei 'l mondo».
(S'è vòlto il trecentoso «fosse» in «fossi»
per ridur la vertigine ermeneutica
dell'occhiator di manifesti medio.)
Torno in scena. E con me Luca Iavarone, col quale nel 2008-2009 cocondussi (sic) Siamo tutti poeti laureati, storico e meraviglioso live show di Radio di Massa, del quale troverete qui i link a tutte le registrazioni disponibili.

Torniamo in scena. E con noi Daniele Ventre, onusto dei trionfi di sua Iliade (vedi qui e qui), e altri amici ancóra; vedi locandina qui sotto (cliccare per ingrandire).
Poi vi racconteremo,
s'ea andrà, come fia andata.
Aggiornamento: le location son poi cresciute
a circa settecento.

sabato 17 settembre 2011

Mi pilota oscura fantasia

E così, l'altra sera sono stato a casa d'Angelo e Margot (li conoscete? lui potete vederlo qui), la mia miglior coppia d'amici nel secolo presente, per una cenetta intima a celebrazione dell'ottavo anniversario del giorno che ci conoscemmo.

Questa che segue è la poesietta da me scritta per l'occasione, e declamata a tavola, com'usano a Natale i bimbi robot. Lo stile è naïf (e infine fuorviantissima – quanto a indizi presumibilmente identikitativi [sic] d'una mia Weltanschauung – l'ammiccata alla mistica di Lisieux), né è certamente roba da eternarsi nel canone palascianesco, essendosi composta tanto per divertirci e ciò in privato; ma per sfizio la pubblico lo stesso, sia pur solo nel blog.

Quel ch'è sfizioso è il giuoco che n'è a base: comporre otto ottave d'ottonari a commemorare il compimento d'un ottennio.

(Quanto al titolo del post, Mi pilota oscura fantasia, non è altro che un anagramma dei nostri tre cognomi messi insieme.) 


AL MAISTO E ALLA TAFURI
NELL’OTTAVO ANNIVERSARIO
DELL’INCONTRO STRAORDINARIO
DEI TRE NOSTRI CUORI PURI
Te, mio caro, e te, mia cara,
fin dal primo giorno amai;
né pur steso nella bara
io potrò scordarvi mai.
Se ogni nave che si vara
ha il suo team di marinai,
    noi siam quelli del vascello
    d’amistà piú puro e bello.

Quand’è stato il primo giorno?
si era nel duemila e tre;
ci splendéa settembre intorno;
era il tredici. E dov’è
ch’eravamo? il mio soggiorno.
E chi è stato che da me
    vi ha portati? lo zio Nanni.
    Son passati già otto anni.

Tutto nacque da un poemetto
che Margot gli vide in mano.
Nanni alzò un sospir dal petto:
«Quant’è un genio il Palasciano!».
A Margot disse Angioletto:
«Che sarà quel libro strano?».
    E lei disse, a farla breve:
    «Wow! conoscer ci si deve».

Poi, venendo a casa mia
con tre altri di cui taccio,
litigaste per la via
per non so quale fattaccio;
e tra ’l mio Angelo e la mia
Margottina scese il ghiaccio.
    Lei s’attarda con quei tre,
    Nanni e lui son già da me.

Quando gli altri giungon poscia,
v’è tra lor – to’! – un cuor d’amianto
già a me noto (e, sulla coscia
la chitarra, si dié al canto);
gioia, poca, e molta angoscia
ne avrei avute un dí. Ma, intanto,
    ciò che importa è che arrivò
    finalmente anche Margot.

E fu pace. Ancor studenti
eravate, io non ancora.
Vivevate dai parenti;
fui lí e là, il dí appresso, e allora
vidi l’opere eccellenti
d’Angioletto in sua dimora
    dopo aver sonato un po’
    dalla mamma di Margot.

Sí: lo stesso pianoforte
ch’ora in questa casa è!,
dove già con cinque torte
festeggiato abbiam Gegè;
e la sesta è ormai alle porte.
Chi è miglior papà di te,
    Angel caro? Chi è piú brava
    di Margot a esser mamma e schiava?

Schiava sí, però d’amore,
come ognuno esser dovrebbe.
Oh, sa Iddio se nel mio cuore
c’è piú amor di quanto n’ebbe
per Gesú nostro Signore
suor Teresa! eppure crebbe
    alto appena, il mio, ai ginocchi
    dell’amor nei vostri occhi.

13 settembre 2011

Una pagina del «poemetto» da cui «tutto nacque».

domenica 21 agosto 2011

Sonetti d'occasione e occasioni mancate

Laboratorio dell'ESTEC, Noordwjik.
Foto da http://irfu.cea.fr.
Cliccare per ingrandire.
Da ormai un bel poco d'anni – precisamente dal 2003 – ogni 9 di giugno dedico un sonetto genetliaco (se non tre: vedi 2010) a Sante, amico scienziato conosciuto a Natale del 2001 e tra l'altro puntuale confortatore d'ogni dubbio epistemologico che soglia serpeggiare sulla soglia dell'Accademia Palasciania. Sempre rarissime le occasioni d'incontrarsi, almeno qui nella regione natia; difatti egli è, oltreché cosmologo, cosmopolita. Mentr'io resto – è notorio – inchiodato in perpetuo al borgo avito, egli prima in Sudafrica, quindi in Ispagna e in Inghilterra visse, e vive ora in Olanda; dove è in forza presso l'ESTEC, principale centro di ricerca per le attività spaziali dell'ESA (la maggiore rivale della NASA).

Quest'anno, mia mancanza, il suo sonetto di buon compleanno non l'ho scritto. Ma ne ho scritto, cervello a sfidar l'afa, or ora (21 agosto 2011) uno di non-compleanno, in vista d'un banchetto con lui et alii da tenersi quest'oggi a mezza strada fra Salerno e Capua; e che però, per problemi tecnici, infine non s'è potuto tenere. Fatale latitanza d'assistenti! Patiamur; si vedrà di vedersi tra quattro o cinque giri della luna. Intanto fresco fresco ecco il sonetto.


SONETTO
PER IL NON-COMPLEANNO
DI SANTE
Il tempo scorre, a men che sia nel giusto
Julian Barbour; e l’uomo si dispera
della mattina che diviene sera,
del non piú rinverdir dell’usto arbusto…

Piú dell’ingiusto tempo è l’uomo ingiusto
tuttavia, se il suo tempo usa in maniera
che la vita anziché piena e leggera
rende a sé, in chiusa, un sacco vuoto e onusto.

Cosí l’accidia sperperar, l’ammetto,
piú e piú le öre e i giorni e i giri vari
dei pianeti mi fa; ma se un sonetto

genetliaco stavolta non avesti,
credi, il mio affetto a quello non è pari
d’un anno fa, ma crebbe a sette sesti.

domenica 31 luglio 2011

Coppelius, lord Hicks, sua figlia e il piccolo Ambrose a Palazzo Lanza per rendere omaggio a Giuseppe Bellone

Palasciano.  Foto di Antonio Calamo.
Tra enigmatici blue ribbons da spillarsi sugli abiti all'ingresso e minimongolfiere (con sù segnati un 10, un 20, un 30 e un 40) ascese in fuga icaria dal cortile, tra tavoli ardenti di campani ingegni intorno alla lanternata fontana antecristiana e girevoli corpi brillanti di sorrisi e di lustrini, tra eduli delizie da deliquio e un pantocromo offertorio di vini a istigarmi gli allievi all'ebrietudine, tra danze da Greenwich Village e da Rio e commoventi photo-show biografici (pur io, to', in quattro pose; eccone due), diamantino sulla torta un reading macaberrimo (il mio), si è in Capua ieri sera – 30 luglio 2011 – consumata nel cortile di Palazzo Lanza la multimeravigliosa festa per il 40° compleanno di Giuseppe Bellone, dove a rappresentanza dell'Accademia Palasciania mi son recato in compagnia del mio assistente, del mio bodyguard, del mio discepolo prediletto e d'un novizio acusmatico. Di séguito riporto il discorsetto da me tenuto sul palco del cortile lanzèo a introduzione della lettura di dieci excerpta dal poemetto palascianesco L'insectarium dei burattini (1995).

Bellone e Palasciano, 2010. Foto di Antonio Calamo.
Poiché fra le mie dodici qualifiche professionali e semiprofessionali vi sono anche quella di poeta e di attore, il carissimo Bellone mi ha chiesto di declamare per lui e per voi, in cinque-dieci minuti, qualcosa di attinente all’occasione. E trattandosi qui di un compleanno i cui festeggiamenti si tengono in un palazzo nobiliare, nulla di ciò che posso attingere al mio corpus sarà attinente piú di alcuni pezzi del ’95 relativi al professor Coppelius – genio della meccanica, del teatro, e del male – in visita al palazzo d’un suo mecenate inglese, lord Hicks,

● per organizzargli (tra siparietti shakespeariani, balletti,
clowneries, tableaux vivants ecc.) le feste in stile secentesco per il compleanno di suo figlio e/o fratello Ambrose (benché il bimbo sia morto da cinquant’anni),

● oltreché allo scopo di occuparsi della manutenzione della figlia del lord, che il padre ha fatto operare al cuore e –
de facto – trasformare in automa onde evitarle le sofferenze dell’amore.
Palasciano sul palco della festa del Bellone. Foto di Antonio Calamo.

Già che ci siamo, riporto nel presente post l'excerptum finale (già edito nell'antologia Una piazza per la poesia, Il Portico, 2007):
— O padre mio, dagli stregati dedali
di neri muraglioni, dimmi, c’è
chi ne esca mai, sú in aria, con le ali?

— O Miranda, si dice che il Demiurgo
per l’acre noia sua e malinconia
si diletti di gelidi anagrammi.
E il sommario ecco qui, dei dieci excerpta:
● Come avvenne che la figlia di lord Hicks ebbe il cuore sostituito da un meccanismo a orologeria affinché il padre potesse controllarne meglio i sentimenti.

● Nella villa di lord Hicks, come ogni estate, si allestisce il gabinetto del professor Coppelius.

● A tavola.

● Nel gabinetto del professor Coppelius, dopocena, con lord Hicks che non fa che dire che la vita è un cimitero i cui lumini sono le stelle.

● Il professor Coppelius intento alla manutenzione della figlia di lord Hicks, in un lago di sangue e d’ingranaggi.

● Monologo interiore d’un inserviente da circo tra una prova e l’altra.

● Monologo interiore del professor Coppelius mentre assiste alle prove del balletto.

● Il professor Coppelius passeggia con lord Hicks in giardino.

● Il professor Coppelius discute con lord Hicks circa l’organizzazione del giubileo.

● Siparietto shakespeariano conchiuso in due mirabili terzine, l’una anagramma dell’altra.

domenica 24 luglio 2011

Come classificare a tempo perso gli stati d'un frammento d'universo

In questo weekend più primaverile che estivo, quantomeno per l'ager capuanus, ancor più facile del solito m'è stato distrarmi dai programmati doveri, grazie al rinculo attorpidente successivo alle fatiche letterarie ed attoriali dei giorni scorsi. Così, libero gioco sopra l'intelletto ha avuto l'otium ludens, sotto le specie – per questa volta – della tassonomia, cui ho una tendenza quasi maniacale (effetto, essa tendenza, se non causa, del «progressivo spostamento dalla sfera dell'euristica verso la sfera della sistematica» del quale si diceva qui); ond'eccomi sospinto a un nuovo inutile, ahimè, quanto stimolante esercizio.

D'una persona a me istintivamente e ragionevolmente simpatica per giovinezza, grazia e gentilezza, ho raccolto 111 fotografie; indi le ho suddivise e riordinate in base ai criteri che via via le pose stesse mi suggerivano (5 la ritraevano in costume al mare, le altre 106 in più coprente abbigliamento; in 61 di queste ultime sorrideva; nel sorridere scopriva la dentatura in 43 occasioni, in 9 delle quali presentava le arcate disserrate; ecc.), fino a comporre il dendrogramma seguente:

Cliccare per ingrandire.

E intanto, chi attende da me il monologo per una scena di cortometraggio, chi attende una recensione alla sua silloge poetica, chi attende una testimonianza sulla conclusione di Cammina cammina, chi attende di sapere come andrà a finir l'articolone qui annunciato, chi attende il contributo a un'enciclopedia... Ahimè, ahimè!...

sabato 23 luglio 2011

Discorso da me tenuto ieri a Palazzo Lanza a introduzione di «Genesis Wunderkammer»

Signore e signori, innanzitutto grazie per la vostra venuta; grazie, tante nella misura in cui fu lungo e accidentato il vostro viaggio; del che speriamo di potervi dare consolazione con la nostra arte, per quanto essa sia umile e fallibile.

Pure ringraziamo la libreria che ci ospita; i cui titolari, e titolati, con noi dell’Accademia Palasciania sempre furono cortesi, anche oltre il mero rispetto dovuto al mio merito, giacché in loro l’affetto sopravanza l’affettazione; il che non è da tutti i capuani; e il che io conto di ricambiare, tra l’altro, col mettere in opera – o prima o poi – la tanto vagheggiata da Giuseppe Bellone scuola palascianiana di poesia, qui a Palazzo Lanza.

Ma ora, senza por altro in mezzo (giacché i fotografi di cui qui proietteremo le opere non desiderano essere presentati, e io non ho bisogno di presentazioni), spieghiamo in breve l’evento Genesis Wunderkammer: da Adamo ad Amleto tra astratto e concreto.

Marco Palasciano in Genesis Wunderkammer. Foto di Alessandro Calamo.

Questa sala sta per trasformarsi in una neobarocca «camera delle meraviglie», sia pur virtuale, e nello scenario d’uno spettacolo ibrido dove le immagini fotografiche fanno da sfondo e motivo ispiratore al teatro di parola.

Finanche parola divina (o presunta tale): nell’atto I, infatti, declamerò passi dal biblico Genesi, qua e là contaminati da altri materiali testuali, tra cui quel mio ormai famoso e da tanti amato sonetto sull’infinità dell’universo, e un passo da Baudelaire che vi lascio il divertimento di riconoscere da voi.

Nel contempo, sullo schermo si susseguiranno le immagini elaborate da Salvatore De Maio, astratte, quasi «fotografie di pensieri», o reperti medianici… che egli vi invita – se vi va – a reinterpretare, specchiando in essi il vostro animo, per magari inserire dentro un’urna – piú tardi – le intuizioni rispettive, su foglietti, nel caso di un dibattito post show. O anche solo nell’urna del vostro cuore.

Come sopra.

Intanto, dopo l’atto I – e dopo un intervallo musicale con Antonio Faenza alla chitarra – nell’atto II declamerò passi dalla commedia Un Amleto di ritagli e di pezze, una mia vecchia riscrittura dell’Amleto di Shakespeare, integrati stasera – per esigenze legatorie – da un paio di frammenti di Shakespeare puro e da un frammento di Dante (dove Ecuba, regina di Troia, è detta «cattiva» non per cattiveria ma perché prigioniera dei greci, giacché in latino captivus vuol dire prigioniero, come sapete).

E mentre io starò interpretando il principe Amleto (e un po’ anche lo Spettro di suo padre, un lector Dantis, il ministro Polonio e sua figlia Ofelia Coppelia), sullo schermo si susseguiranno le immagini concrete opera di Antonio Calamo e Vincenzo Pagliuca, tratte da un volume di cui sono coautori con Luigi Esposito: The Ghost Museum, edito dal DISCIZIA e dedicato ai locali della facoltà di Medicina Veterinaria (dove tra l’altro, quasi due secoli or sono, conseguí una delle sue tre lauree Ferdinando Palasciano) dell’Università di Napoli “Federico II”.

Locali abitati da meravigliosi quanto polverulenti reperti che – per l’incuria dell’uomo che pure li creò (o demiurgò, se tolti alla natura) – anziché venire collocati nelle ialine teche d’una Wunderkammer giacciono abbandonati alla deriva nel mare dell’oblio.

Come sopra, con l'aggiunta di un calzino verde a fare da serpente dell'Eden.

Andiamo a incominciare. Prima però va detto che nel Genesi – che in ebraico è detto Bereshit, che vuol dire «In principio» – il racconto della creazione di Adamo è doppio, trattandosi di due diverse versioni; conclusasi la prima delle quali ne inizia un’altra, e Dio – che avevamo già visto avviarsi a riposare il settimo giorno – impasta il fango, ne fa l’uomo, gli leva una costola, ne fa la donna…

Quella parte io qui l’ho saltata, andando direttamente alla storia dell’Albero della Conoscenza. Già che c’ero, ho anche cancellato la parte in cui Adamo ed Eva si accorgono di essere nudi e si coprono i sessi con le foglie, sostituendola con una battuta tolta dal film Il mago di Oz, e cioè le parole pronunciate dallo Spaventapasseri allorché il Mago gli conferisce il cervello sotto le specie d’un diploma universitario: «La somma dei quadrati costruiti» ecc.

Quanto al serpente tentatore, va altresí detto, esso non è il Diavolo, contrariamente a come poi esegetato nella tradizione cristiana, ma un serpente e basta. Con esso si alludeva alla ofiolatria dei cananei, per i quali il serpente era animale sacro, legato al culto della fertilità; culto da cui anche molti ebrei erano attratti; e fu per contrastare questo che i loro capi politico-religiosi introdussero nel Bereshit la storia della cacciata dal giardino dell’Eden. Quanto al popolo cananeo, per inciso, fu infine sterminato nel nome del Signore.

Signore si diceva Adonai; da cui il calembour che udrete a un certo punto, Much Adonai for Nothing, che storpia il titolo d’una commedia di Shakespeare – Much Ado for Nothing (cioè Tanto rumore per nulla) – dove la parola nulla ha un doppio senso, poiché con essa si usava indicare – all’epoca – l’organo genitale femminile.

Diceva Giovanni Paolo I che Dio non ci è solo padre, ma anche madre.

E il celebre dipinto di Courbet L’origine del mondo raffigura una vulva.

E non resta che augurarci, poiché il libero arbitrio ci è assai caro, che allorché Dio – il giorno del Giudizio o un altro giorno – si rivolgesse a noi con le parole «Figliolo, c’è una cosa che debbo dirti, io non sono tuo padre, sono tua madre», noi non dobbiamo replicare a Lei «E io non sono tuo figlio, sono una marionetta», come invece pretenderebbe il determinismo meccanicista.
Marco Palasciano

L'applauso finale a Genesis Wunderkammer. Foto di Alessandro Calamo.

martedì 19 luglio 2011

Genesis Wunderkammer: da Adamo ad Amleto tra astratto e concreto

Vado in scena. Venerdì 22 luglio, alle ore 19.00, presso Palazzo Lanza (Capua, corso Gran Priorato di Malta 25) l'Accademia Palasciania presenta Genesis Wunderkammer: da Adamo ad Amleto tra astratto e concreto. Ingresso libero. Di séguito la descrizione di quanto in programma, dal relativo comunicato stampa.

La sala eventi della libreria Guida Capua si trasforma in una neobarocca «camera delle meraviglie», sia pur virtuale, e nello scenario d’uno spettacolo ibrido – a ingresso gratuito – dove la fotografia d’autore fa da sfondo e motivo ispiratore al teatro di parola. Finanche parola divina: Marco Palasciano declama infatti passi dal biblico Genesi, nella prima parte della performance, e, nella seconda, dall’Amleto di William Shakespeare. Passi qua e là contaminati con frammenti d’altre scritture antiche e moderne (soprattutto moderne: a far da malta è Palasciano stesso). Nel contempo, sullo schermo si susseguono le immagini catturate e rielaborate da Salvatore De Maio, per la prima parte, e da Antonio Calamo e Vincenzo Pagliuca, per la seconda. Nell’intervallo tra le due parti si esibisce alla chitarra Antonio Faenza, con pièces trascelte dal repertorio classico.

Le immagini proposte da De Maio sono caratterizzate dall’astrazione; quelle di Calamo e Pagliuca dalla concretezza. Le prime sono, pour ainsi dire, «fotografie di pensieri»: se, per esempio, Palasciano intravede in esse un capitolo del Genesi, gli spettatori stessi sono sollecitati da De Maio a fornire una propria reinterpretazione di tali quasi reperti medianici, facendone uno specchio psicologico, per inserire infine eventualmente – in margine al dibattito post show – le rispettive intuizioni in un’urna. Le immagini di Calamo e Pagliuca sono invece tratte da un volume di cui sono coautori con Luigi Esposito, The Ghost Museum, edito dal DISCIZIA e dedicato ai locali della facoltà di Medicina Veterinaria dell’ Università di Napoli “Federico II”, abitati da meravigliosi quanto polverulenti reperti che – per l’incuria dell’uomo che pure li creò (o demiurgò, se tolti alla natura) – anziché venire collocati nelle ialine teche d’una Wunderkammer giacciono abbandonati alla deriva nel mare dell’oblio.

Sovrapposizione di fotografie di Antonio Calamo e Salvatore De Maio.

martedì 28 giugno 2011

Conditio Palasciani

Angelo Maisto al vernissage di
L'agnolo fecit, Pagea Art, Angri,
21 gennaio 2011.
Foto di Vincenzo Iodice.
Sabato scorso, insieme coi dottori Alvino e Callipo, sono stato al vernissage della collettanea Accidia (che qui s'annunciava). L'artista che, tra quelli esposti, a noi più interessava – Angelo Maisto – era purtroppo assente, per impegni familiari; cosicché ho provveduto io stesso a spiegare la sua opera agli astanti passanti per quell'angolo, naturalmente crogiolandomi fino alla carbonizzazione nel fatto che il suo titolo fosse Conditio Palasciani.

Come altri dipinti maistiani, si tratta d'opera derivata. Nella fattispecie, dall'installazione ludoscultorea Bachanale. Questa (ricavata da una scatola lignea di non so qual prodotto di marca Bach, recuperata per mano dell'artista dall'immondizia, non rara circostanza) consiste in un insieme di cubicoli occupati da oggetti, animaletti e oggetti-animaletti, chi più chi meno impegnato in una sorta di baccanale (notare, tra l'altro, il pipacottero al glory hole).

Angelo Maisto, Bachanale. Cliccare per ingrandire.

Nell'ultima stanzetta al terzo piano, dietro una scrivania, par dormire un baccante pisciforme, il cui corpo è ricavato da un relitto vegetale raccolto sulla riva del mare. Ai suoi lati, su mensolette, modellini di missili balistici, a modo di candele; ai suoi piedi, pur se piedi non ha, una piuma indaco. (Probabile è che i missili-candela alludano all'imminente consumarsi d'eventi distruttivi, la gravità dei quali sarà in polare contrasto con la levità di cui la piuma è emblema, che dà agio al sonno.)

Angelo Maisto, Bachanale, dettaglio. Cliccare per ingrandire.

La stanzetta del pisciforme, il quale m'ha evocato finora un vescovo nel suo studio, è sempre stata la mia preferita. Se poi l'artista ha scelto di dedicarmi il derivato olio su tela, è stato forse anche per questo; ma certo soprattutto perché, scitur, se c'è un vizio mio caratteristico, esso non può esser altro che l'essere accidioso. Sul quale tema inoltre avevo tenuto al Maestro Maisto una microconferenza allorché, per esser egli certo d'aver scelto l'immagine giusta, prima di procedere alla pittura m'aveva chiesto (19 marzo 2011) di descrivergli con la maggior precisione possibile la fenomenologia dell'accidia.

Angelo Maisto, Pipacottero:
«il simbolo della sua arte, quasi
una sorta di biglietto da visita»,
scrive Lucia Ferrara sulla mostra
La poesia degli oggetti).
E qui la ridescrivo. Non si tratta di semplice pigrizia, ch'è tipica degli uomini meschini; bensì d'una malattia spirituale che colpisce gli spiriti dagli interessi più vasti ed elevati. Quando un monaco il più virtuoso è sazio d'orare e laborare, gli viene in uggia la sua cella e l'orto; quando un homo universalis giunge a un determinato indeterminabile punto del suo labirinto, perde la spinta all'azione, e lascia le sue opere incompiute. Che peccato, davvero!, non dar piena espressione alle proprie potenzialità; ed è tanto più grave, quanto più esse son grandi. Che importa a Dio se ozia un imbecille? ma quando a oziare è un genio, il ciel sospira.

Finalmente ecco il quadro di Maisto.

Angelo Maisto, Conditio Palasciani, olio su tela 40 × 60 cm.
Cliccare per ingrandire.

Ed ecco un paio di foto di Paolo Russo, scattate a Villa Vannucchi intorno alle 20.30 del 25 giugno 2011, che mi ritraggono sfacciatamente gongolante accanto all'opera a me dedicata.

Marco Palasciano innanzi a Conditio Palasciani.

Il detto e amici innanzi al detto quadro.

lunedì 20 giugno 2011

Vi ha mai un artista intitolato un'opera?

Se un vizio c'è che mi possa caratterizzare, come si sa, è l'accidia.

Da questa mia condicio (o, in latino medievale, conditio) ha tratto spunto di recente un amico d'alto Amicarium, genio conclamato delle belle arti, del quale già l'amicizia bastava ad onorarmi, e il quale ora con questa dedica così grandemente m'onora che, onusto d'onore, io pencolo e pericolo e a stento non precipito.

Villa Vannucchi. Da www.7sins.it.
Orbene: presso Villa Vannucchi, in San Giorgio a Cremano (corso Roma 43/47), alle ore 19.00 di sabato 25 giugno 2011 s'inaugurerà per durare fino al 17 luglio la mostra collettiva Accidia, terzo evento della serie ispirata ai vizi capitali curata dall'associazione Spazio-Tempo Arte diretta da Roberto Ronca; e tra gli artisti esposti sarà Angelo Maisto, con la sua opera intitolata Conditio Palasciani (cliccar qui per vederla).

Venite allora, e insieme brinderemo.

giovedì 16 giugno 2011

Domenica tornano in scena «Le strade e le storie di Capua»

Nell'àmbito del festival recidivante Capua il luogo della lingua, si replica per la settima annata consecutiva la messa in scena del testo palascianesco Le strade e le storie di Capua. Dialogo didascalico in otto quadri dove i vivi parlano coi morti. Una produzione Architempo, in collaborazione col Consorzio Capua Arte e Cultura.

Il nuovo appuntamento è per le ore 10.00 di domenica 19 giugno 2011 in Capua, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25), donde partirà – tutto gratis – l'ennesimo «percorso della memoria»: un percorso materiale tra le strade cittadine più monumentate, con tanto di turistica guida, al quale usa sovrapporsi il percorso spirituale tra le storie esemplari dei più grandi personaggi della storia capuana (Pier delle Vigne, Ettore Fieramosca, Ferdinando Palasciano, Giuseppe Martucci ecc.), interpretati dagli attori della compagnia La Mansarda diretti da Maurizio Azzurro.

Per ulteriori informazioni sull'evento, si può telefonare allo 0823.622924. Per informazioni sull'opera, invece, consultate la voce corrispondente nella Palascianopedia (voce che ho creata iernotte, con grande amore, giusto per l'occasion di quest'annuncio): si clicchi qui.

Roberta Sandias e Roberto Azzurro in Le strade e le storie di Capua,
rappresentazione del 24 maggio 2009. Foto di Alessandro Santulli.

mercoledì 8 giugno 2011

Quando non è accidioso è dispersivo

«Come! da venti giorni Palasciano
non scrive più né sul suo blog, né in quel
di Palasciania o del Palascianiano?
sarà smarrito in quale abisso o ciel?».

Gli è che, aumentando ancor più la dispersione delle mie risorse (però stavolta al fine d'adunare qualcosa di disperso), ho preso a dedicarmi anche a una Piccola enciclopedia online in progress finalizzata alla raccolta, alla sistemazione e all'integrazione di tutti i dati sparsi nel web su Marco Palasciano e il palascianesimo (tale il suo sottotitolo). Sì, un quarto blog, ma meno blog che gli altri – al quale finora non ho voluto far pubblicità, attendendo di rendere prima abbastanza corposa (siam difatti a già più d'una trentina di voci; alla fine, se ci sarà una fine, saranno più di mille) una tale Palascianopedia.

(Cliccar qui per vederla in anteprima!)

Da non confondere con la futura Enciclopedia ex diario (cui qui s'accenna, e di cui già trattai nel corso della conferenza Palasciano scrittore: dalla dialettica tra immaginazione e conoscenza alla letteratura come progetto enciclopedico [Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli Federico II, 15 maggio 2009]).